La Danza Scherma della Notte di San Rocco riconosciuta “Patrimonio culturale immateriale della Puglia”
24 Agosto 2026La danza scherma di Torrepaduli entra ufficialmente nell’Inventario dei Beni Culturali Immateriali della Regione Puglia. Il risultato riguarda la proposta avanzata dal Santuario di San Rocco nell’ambito dell’Avviso pubblico per l’inventariazione del Patrimonio Culturale Immateriale della Puglia 2026. La candidatura è stata presentata con la denominazione “La Notte delle Ronde e della Danza Scherma nella Festa di San Rocco a Torrepaduli” ed è stata accolta nella sottosezione “Danze popolari” della sezione “Arti dello spettacolo”.
Una denominazione precisa, capace di racchiudere il senso profondo del patrimonio riconosciuto: non soltanto una danza, ma la Notte nella quale essa prende vita, il cerchio della ronda che la accoglie, la Festa di San Rocco che la custodisce e la comunità di Torrepaduli che continua a tramandarla.
La danza-scherma è conosciuta anche come danza dei coltelli o pizzica scherma, poiché eseguita al ritmo della tradizionale pizzica pizzica salentina. Essa si svolge nello spazio antistante il Santuario di San Rocco, a Torrepaduli, dove nei giorni della Festa (il 15 ed il 16 agosto di ogni anno) si formano spontaneamente numerose ronde: cerchi di musicisti all’interno dei quali gli sfidanti si confrontano in un rituale dalle forti valenze simboliche. Le ronde si susseguono senza interruzione fino all’alba, trasformando lo spazio in un grande teatro a cielo aperto; per questo motivo, la Notte di San Rocco è considerata la madre delle notti bianche salentine.
All’interno della ronda, due danzatori si confrontano seguendo il ritmo dei tamburelli e un linguaggio fatto di gesti, distanze, finte, attacchi e risposte. Le mani e le dita assumono simbolicamente la funzione delle armi, mentre il confronto si sviluppa secondo codici condivisi, attraverso l’ascolto reciproco e la relazione con il cerchio raccolto intorno ai due protagonisti. Non una semplice esibizione, ma una pratica partecipata che vive nell’incontro e continua a rinnovarsi attraverso i corpi, il ritmo e la presenza della comunità.
Più che una danza nel senso tradizionale del termine, si tratta di una sorta di duello teatralizzato in cui i contendenti, senza l’utilizzo di armi, simulano attacchi, schivate e contrattacchi attraverso una gestualità codificata ed espressiva. Il coltello è evocato simbolicamente dall’indice e dal medio della mano, protesi verso l’avversario. Questo rituale è custodito da famiglie depositarie che ne hanno conservato nel tempo gesti, regole e significati. La trasmissione da sempre avviene attraverso l’osservazione diretta, la partecipazione e l’insegnamento informale tra generazioni. Sviluppatasi nel contesto della Festa di San Rocco, la danza rappresenta il frutto di un lungo percorso di incontro e convivenza culturale; protagoniste della sua continuità sono, infatti, sia famiglie autoctone sia famiglie Rom, che nel tempo hanno elaborato proprie modalità interpretative della medesima tradizione.
Il riconoscimento regionale rappresenta una tappa importante del percorso di recupero, studio e trasmissione di questo fenomeno che il Santuario di San Rocco ha avviato insieme al Comitato Feste e alle realtà che, nel corso dell’anno, hanno condiviso questo impegno. Un lavoro nato dalla volontà di ricondurre pienamente la Ronda al patrimonio della Festa, approfondendone i significati e creando nuove occasioni nelle quali la tradizione potesse essere conosciuta, vissuta e affidata alle generazioni future.



