L’impegno dei cattolici in politica. Se ne è parlato in un convegno a Galatina
15 Febbraio 2026Nonostante la pioggia battente, il Salone “De Maria” di Corte Taddeo a Galatina si è riempito per l’incontro “L’impegno dei cattolici in politica. Dalla Gaudium et Spes ad oggi”, confermando quanto il tema del rapporto tra fede e vita pubblica sia ancora capace di attrarre e interrogare la comunità. Per quasi due ore il pubblico è rimasto attento e partecipe, in un clima raccolto che ha trasformato la serata in un vero momento di riflessione condivisa.
Ad aprire i lavori è stato don Lucio, padrone di casa, che ha inquadrato l’iniziativa nel cammino della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo e nella necessità di non rinunciare a una presenza cristiana pensante nello spazio pubblico. Con poche ma incisive parole ha ricordato come la politica, intesa nel suo significato più alto, resti una forma esigente di carità e di servizio al bene comune. Il suo invito a “non accontentarsi del lamento, ma metterci la faccia e le mani” ha dato il tono all’intero incontro.
La conduzione della serata è stata affidata a Cristina Alemanno, che ha coordinato con equilibrio e chiarezza gli interventi, intrecciando domande, passaggi storici e attualizzazioni. Con uno stile sobrio ma incisivo, ha accompagnato il pubblico in un vero excursus storico sull’impegno dei cattolici nella vita politica italiana, dal dopoguerra fino alle sfide più recenti. La sua moderazione ha permesso di valorizzare le diverse voci al tavolo, mantenendo sempre il filo rosso del rapporto tra fede, responsabilità personale e istituzioni democratiche.
Il momento centrale è stato l’intervento dell’Arcivescovo, Padre Francesco Neri, che ha offerto una lettura profonda del Concilio Ecumenico Vaticano II e, in particolare, della costituzione pastorale Gaudium et Spes. Con linguaggio accessibile ma teologicamente solido, ha richiamato i passaggi fondamentali del testo conciliare sul ruolo dei laici, la dignità della persona, la partecipazione alla vita sociale e politica. Ha insistito sul fatto che il cristiano non può vivere la fede come esperienza privata o intimistica, ma è chiamato a “abitare” la storia e le sue contraddizioni, portando lì la luce del Vangelo.
Molto forte è stato anche il richiamo alla responsabilità del discernimento personale: l’Arcivescovo ha ricordato che non esiste un “partito dei cattolici”, ma esistono cattolici maturi, capaci di formarsi, di confrontarsi e di assumere decisioni politiche coerenti con la propria coscienza illuminata dalla fede. L’impegno nella vita pubblica, ha sottolineato, non si esaurisce nel momento del voto, ma passa per la partecipazione alle comunità locali, alle associazioni, alle amministrazioni, ai luoghi dove si costruiscono le scelte concrete.
Di grande impatto è stato poi il racconto di Lorenzo Ria, che ha intrecciato la sua storia di impegno politico con le radici cattoliche della propria formazione. Ripercorrendo gli anni dell’amministrazione locale, dell’esperienza parlamentare e della vita nelle istituzioni, ha mostrato quanto sia faticoso, ma possibile, tenere insieme fede, etica pubblica e realismo delle decisioni. I passaggi sulla solitudine di chi deve scegliere, sulle pressioni dei partiti e sugli inevitabili compromessi sono stati accolti con grande attenzione, proprio perché restituiscono la concretezza del “mestiere” della politica.
A completare il quadro è stata la testimonianza di Pinuccio Frau, che ha portato la prospettiva di una lunga militanza nell’Azione Cattolica e di un impegno di base, spesso silenzioso, nei territori. Il suo racconto ha messo in luce come la formazione dei laici, la cura delle comunità e l’educazione alla partecipazione siano il terreno indispensabile su cui può nascere un’autentica presenza cristiana nella vita civile. La sua esperienza ha ricordato a tutti che non esistono leader senza un popolo consapevole alle spalle e che la politica comincia molto prima delle urne.
La platea, composta da fedeli, amministratori, giovani e semplici cittadini, è rimasta concentrata e quasi incantata per l’intera durata dell’incontro, seguendo in silenzio e con interesse gli interventi, senza cedere alla distrazione nonostante il maltempo e l’orario serale. Al termine, gli applausi prolungati e i numerosi interventi informali nei corridoi hanno mostrato il bisogno, ancora vivo, di luoghi in cui credenti e non credenti possano interrogarsi sul futuro della democrazia, sulle responsabilità personali e sul contributo specifico che i cattolici possono dare alla costruzione del bene comune.
L’appuntamento ha così lasciato in eredità non solo contenuti e riferimenti storici, ma soprattutto una domanda esigente rivolta a ciascuno: come tradurre, oggi, quell’impegno “dal Concilio ad oggi” in scelte concrete per il proprio territorio, le proprie comunità, la propria città.
Andrea Salvati



