“Shoah – Frammenti di una ballata” con Fabrizio Saccomanno e Marco Schiavone

“Shoah – Frammenti di una ballata” con Fabrizio Saccomanno e Marco Schiavone

29 Gennaio 2026 Off Di Redazione

In occasione della Giornata Mondiale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto, il teatro si conferma uno strumento di riflessione storica e civile. Questa sera, ore 20:00, da Tagliatelle – Stazione Ninfeo a Lecce appuntamento con “Shoah – Frammenti di una ballata”, spettacolo di Ura Teatro, scritto, diretto e interpretato da Fabrizio Saccomanno con musiche di Redi Hasa eseguite dal vivo da Marco Schiavone.

In scena prendono forma quattro storie di bambine, bambini e adolescenti vissuti al tempo della Shoah, tra Ucraina, Ungheria, Polonia e Italia, negli anni compresi tra il 1942 e il 1946. Racconti che attraversano l’esperienza degli orfani rimasti soli dopo la deportazione dei genitori, la sopravvivenza nei ghetti tra elemosine e fame, l’arrivo nei lager con i giocattoli ancora stretti tra le mani, fino al silenzio che ha segnato per sempre chi è sopravvissuto, consapevole dell’impossibilità di trovare parole adeguate per raccontare l’orrore. Attraverso lo sguardo dei più piccoli si ricostruisce il contesto storico che ha portato all’ascesa del nazismo, alle leggi antisemite, alla vita nei campi di sterminio, fino alla liberazione e all’accoglienza dei profughi, che ha coinvolto anche alcune località della Puglia.

“Un giorno di dicembre mi è stato affidato un progetto sulla Shoah: raccontare in teatro, a degli studenti, quella che molti considerano la più grande tragedia dell’umanità. Da anni racconto storie sul palcoscenico, ma fin da subito ho avvertito quanto il compito affidatomi andasse oltre le mie capacità. Ogni tentativo di narrazione scivolava nell’iperbole, nell’eccezionale; le parole si caricavano di retorica, diventavano eccessive. Ho letto e riletto centinaia di testimonianze, studiato vicende, attraversato scritti di molti autori, ma al momento della restituzione tutto si faceva buio – sottolinea Fabrizio Saccomanno -. Dalla fine della guerra ci sono stati lasciati fiumi di parole. Molti hanno testimoniato, raccontato, analizzato, confessato. Ci hanno consegnato opuscoli, diari, memorie. Dentro ci sono storie terribili, dolore profondo, talvolta anche luoghi comuni, giudizi affrettati e semplificazioni. È stato ed è giusto così. Eppure, anche se nella vastissima letteratura sulla Shoah sono stati decisivi per me gli incontri con le pagine di Primo Levi, e soprattutto con quelle di Aharon Appelfeld ed Elie Wiesel – allora bambino e ragazzo – così come con Vasilij Grossman, sentivo che tutto questo materiale finiva per paralizzarmi. Avevo la sensazione che le mie parole si aggiungessero a un’infinità di altre, senza riuscire davvero a dire qualcosa in più. Meglio, mi dicevo, sarebbe stato il silenzio: il gesto di gettare un fiore a terra, di posare una pietra su una tomba. Meglio una musica – prosegue l’attore, autore e regista -. Da questo travaglio ha preso forma Shoah – Frammenti di una ballata. L’idea del frammento nasce dal bisogno di allontanarsi dal rischio che la Shoah, nel tentativo di essere raccontata attraverso sequenze verbali, retoriche o filmiche compiute, finisca per assumere una forma astratta, svuotata. Con Redi Hasa, musicista e compositore straordinario, abbiamo costruito quattro brevi racconti in cui il dialogo tra parola e musica è continuo. Non sono storie che pretendono di dire per intero quella tragedia – d’altra parte, come si potrebbe – ma tentano di restituire sensazioni e pensieri di chi era lì, in quel momento. Sono voci di bambine, bambini e adolescenti che allora non comprendevano pienamente ciò che stavano vivendo e che provano, in qualche modo, a dirlo a sé stessi e a noi. Un racconto sincopato, talvolta stralunato. Più che voci che spiegano, sono occhi che raccontano. E non cercano redenzione”.

 

Condividi: