I ragazzi del Polo 1 di Galatina incontrano Paolo Picchio e la Fondazione intitolata alla figlia Carolina
3 Aprile 2026Storie che non si ascoltano, si sentono nello stomaco e fanno male.
Poi è diventato educativo.
Perché abbiamo capito che il dramma si svolge in un attimo, ma non nasce all’improvviso: inizia da una parola, da una risata, da un messaggio scritto senza pensare.
Una chat.
Un’esclusione.
Un insulto.
E nessuno che dica:
“Ma perché lo stiamo facendo?”
Il problema non è solo chi colpisce.
È anche chi guarda.
Chi tace.
Chi sceglie di non intervenire, cioè la maggioranza, un muro d’acqua inerme.
Eppure basterebbe uno.
Uno solo.
Uno che interrompe.
Uno che difende.
Uno che non resta indifferente.
Abbiamo poi compreso che oggi troppi ragazzi vivono schiacciati dal confronto, dalla frustrazione, dall’idea di non essere mai abbastanza.
E, lentamente, smettono di sognare.
Solo in Italia, 250.000 casi di autolesionismo in un anno, con un’età compresa tra gli 11 e i 16 anni.
250.000 ragazzi che ogni giorno si fanno del male, volontariamente, un esercito silenzioso che muove guerra… contro se stesso.
Allora la domanda diventa inevitabile: che uso faccio della mia vita e delle mie parole?
Infine, l’incontro è stato rassicurante: tutti e ciascuno siamo la forza silenziosa che può fare la differenza per la vita di una persona, abbiamo questo enorme potere.
Ogni giorno, online e offline, siamo chiamati a un esame di coscienza della parola: quello che scrivo costruisce o distrugge?
Vogliamo allora cogliere l’invito di Carolina – che persino nel suo messaggio d’addio non usa parole d’odio – a cambiare, a diventare più sensibili.
“Ma, io vi chiedo, a voi non fanno male? Siete tanto insensibili? Spero che adesso siate un pò più sensibili sulle parole”.
Per Carolina,
per la vita che rinasce:
Sii la parola che salva.




