“Vuoi una discussione seria? Eccola”

“Vuoi una discussione seria? Eccola”

25 Giugno 2026 Off Di Redazione

Ho letto con attenzione l’articolo di Michele Scalese. Lo ringrazio per la risposta — il dibattito pubblico ne ha bisogno. Ma devo dirgli, con rispetto, che non riesco a non notare una certa ironia nella situazione: lui apre invocando una “discussione seria”, e poi ripropone esattamente lo schema che nel mio articolo avevo segnalato come il problema principale della politica galatinese. “Da che parte stai”. “Scelta di campo”. “2027 sarà la resa dei conti”. Capisco che sia uno schema rassicurante — divide il mondo in due, assegna a ciascuno una maglia, e semplifica tutto. Ma non è una discussione seria. È una chiamata alle armi identitaria.

Allora proviamo davvero a discutere.

Io non tifo. Milito. Nel centrosinistra da trentacinque anni, sempre nella stessa area culturale — quella del cattolicesimo democratico — sempre con le stesse persone, con la stessa coerenza di percorso e di pensiero. Non ho cambiato casacca, non ho inseguito opportunità, non ho mai avuto bisogno di aggiornare le mie convinzioni a seconda di chi governava. Quando Scalese mi chiede “con chi stai”, la risposta è semplice: sto dove sono sempre stato. La domanda più interessante, semmai, è un’altra.

Perché i risultati contano, e a Galatina i risultati parlano chiaro. Alle ultime elezioni regionali, in questa città, il centrosinistra ha raggiunto il 62% delle preferenze. La media provinciale si è fermata al 53%. Quel divario non è frutto del caso: è il frutto del lavoro di chi, dentro la maggioranza civica, ha presidiato e fatto crescere l’area progressista — persone come Sabato, Anselmi, Lagna, Miceli. Si può ignorare questo dato per stare più comodi dietro un simbolo? Si può, certo. Ma non è fare politica. È custodire una bandiera in un museo.

E allora la domanda che giro a Scalese è questa: lui, da che parte sta? Dalla parte di chi, pur di non contaminarsi con un sindaco civico mai iscritto ad alcun partito, preferisce restare ultra-minoritario in città e perdere terreno? Perché, a dirla tutta, come centrosinistra strutturato abbiamo perso troppe competizioni amministrative negli ultimi anni. E questo influenza i risultati anche delle competizioni nazionali. Questo dovrebbe suggerire qualcosa — almeno spingerci a ragionare, ad aprire, a costruire invece di recintare.

Ma il punto più singolare è un altro. Scalese mi rimprovera di stare con una coalizione “contaminata” dal centrodestra. Peccato che, nella stessa logica, gli ex MSI confluiti nel gruppo di Amante vadano benissimo — perché hanno dialogato con il PD locale. Mentre Fabio Vergine, che non ha mai preso una tessera di partito in vita sua, sarebbe incompatibile con la mia storia politica. Capisco la coerenza: non è ragionamento politico, è convenienza di corrente. E la differenza non è sottile.

Da anni propongo tavoli di coalizione veri, aperti, capaci di elaborare una visione di città. Puntualmente ci si ritrova invece a discutere contro qualcuno definito “brutto e laido” e a costruire candidature personali senza un progetto condiviso. Avere il simbolo di un partito non equivale ad avere una proposta politica — come il ragazzino che porta via il pallone quando sta perdendo e pensa che il pallone sia il gioco.

Generosità e apertura non sono debolezza. Lo penso davvero, non è tatticismo.

E lo dico da una posizione concreta, non astratta. Da mesi sto lavorando — insieme al mio amico di sempre Bruno Tabacci — alla costruzione della gamba cattolica, moderata e liberale del centrosinistra a livello nazionale. Quella di Ruffini per intenderci. Un lavoro che costa tempo sottratto alla famiglia, migliaia di chilometri percorsi, energie investite in qualcosa che si crede necessario per il Paese. La fatica che in tanti stiamo facendo in tutta Italia non può scontrarsi, al ritorno a casa, contro il settarismo dei gruppi locali. Sarebbe un suicidio politico. E non lo permetteremo.

Detto questo, prendo nota: il PD di Galatina proporrà, il prossimo anno, senza se e senza ma, un’offerta alternativa alla giunta Vergine. Lo fa nel suo diritto, e lo rispetto. Ma che sia, quella sì, una discussione seria — sui contenuti, sui programmi, sulla città. Non su chi porta la maglia giusta.

Andrea Salvati

 

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