Daria Bignardi e Antonella Lattanzi ospiti del “Salento Book Festival 2026”
3 Luglio 2026Sabato 4 luglio in Piazzetta Ss. Annunziata ad Aradeo doppio appuntamento. Si parte alle ore 20:30 con la co-direttrice artistica del Salento Book Festival 2026, Antonella Lattanzi: in dialogo con Annalena Benini, scrittrice, giornalista e direttrice del Salone Internazionale del Libro di Torino, presenta il libro “Chiara” (Einaudi), vincitore del Premio Mondello 2026 – Opera italiana. “Chiara è il romanzo più maturo di Lattanzi, il più spaventoso, il romanzo sull’amore esagerato e sulle conseguenze di un’infanzia guasta, eccessiva e mancante. Chiara è il romanzo della crescita e del terrore” – dice Benini.
Dopo Cose che non si raccontano, l’autrice pugliese torna a emozionarci e scuoterci con una storia potente, profondamente vera, che racconta di ogni volta che, nel mezzo del buio, qualcuno ha trovato il modo di tenerci vivi. Al centro ci sono Marianna e Chiara, che crescono a pochi passi, nella Bari popolare degli anni Novanta, in due famiglie che sembrano agli antipodi – una ruvida e irrequieta, l’altra ordinata e colta, apparentemente perfetta – ma che si rivelano uguali nel modo in cui tradiscono, soffocano, feriscono. Tra le due ragazze nasce subito un legame assoluto, fatto di intesa e di coraggio, di un bisogno vitale di raccogliersi a vicenda.
In un romanzo dal ritmo incalzante, magnetico, che va avanti e indietro nel tempo in modo sapiente, Lattanzi sa tenere insieme la tenerezza dell’infanzia, l’erotismo come scoperta e il senso di minaccia incombente tra le mura di casa, la paura che qualcosa si spezzi all’improvviso, senza avvisare. Ma proprio dentro la tensione, contro ogni aspettativa, si accende la poesia della vita, e insieme un bene ostinato e splendente, capace di disarmare il cuore di chi legge.
La serata continua con Daria Bignardi che presenta “Nostra solitudine” (Mondadori). E in questo caso sarà Lattanzi a dialogare con lei, sul suo nuovo libro, intimo e personalissimo, pieno di felice tormento, che riesce a fare quel che si auspica faccia la letteratura, dare parole a qualcosa che non riusciamo a vedere ma sentiamo incombere. Senza appesantire il fantasma che evoca, senza togliergli magia.
In “Nostra solitudine” trasforma un’esperienza personale in un viaggio attraverso traumi globali, incontri che ridanno speranza e luoghi che interrogano il nostro tempo, mostrando come la solitudine non sia un rifugio privato ma un territorio condiviso in cui imparare a sentire il mondo
Come si fa oggi a stare nel mondo? In questo mondo. A trovare un modo, un posto adatto a noi che siamo consapevoli di essere privilegiati ma dobbiamo fare i conti anche coi nostri, di traumi, piccoli o grandi, oltre che con quelli giganteschi di chi è sotto le bombe, di chi è oppresso, povero, svantaggiato. Ci si vergogna a dire che ci si sente soli, ma lo siamo sempre di più. Daria Bignardi lo dice con sincerità, ironia, coraggio. Sente che la solitudine può essere una prigione ma anche un posto da cui ascoltare il battito del cuore del mondo. Il mondo la chiama e lei parte. Va in Cisgiordania, a Hebron, a parlare coi prigionieri palestinesi rilasciati nell’ultimo scambio. A At-Tuwani, il villaggio di No Other Land, conosce i volontari internazionali che ogni giorno accompagnano a scuola i bambini perché i coloni non gli sparino addosso. È a Gerusalemme, nella Chiesa del Santo Sepolcro, il giorno in cui muore Papa Francesco. Va in Vietnam, l’unico paese che ha sconfitto gli Stati Uniti, dove scopre quanto è inquinato il Mekong. Assiste all’operazione al cuore di un neonato in Uganda. Morde la solitudine con passione. Capirà cosa cerca nello sguardo di un gorilla che incontra in Uganda e di tutti gli animali che incrocia sulla sua strada: i cani Giulio, Fix, Brillo, i gatti, le galline, un pappagallo.



