Ernesto Maria Ruffini ospite di “Più Uno – Galatina” per discutere di uguaglianza e rappresentanza nel Sud
11 Aprile 2026Nel panorama politico italiano, spesso ingessato in schemi ripetuti e narrazioni logore, la presenza di Ernesto Maria Ruffini a Galatina (questa mattina, alle ore 11:00, presso il Teatro Tartaro) per la presentazione di “Più Uno. La politica dell’uguaglianza” non è soltanto un appuntamento culturale: è un segnale politico, e dei più interessanti.
Ruffini, da tempo collocato nell’area del centrosinistra, è oggi indicato tra i possibili candidati alle primarie del “campo largo”. La sua figura si distingue per un tratto raro: unisce competenza tecnica, esperienza istituzionale e una visione riformista che non rinnega il passato, ma lo assume come eredità viva. È proprio questo il filo rosso che attraversa il suo progetto: raccogliere l’eredità dell’Ulivo e della Margherita, ossia quella tradizione politica che ha provato a coniugare serietà di governo, cultura dei diritti, attenzione al lavoro e responsabilità europea.
In un centrosinistra spesso polarizzato tra radicalismi inconciliabili e moderatismi senza anima, Ruffini indica la necessità di una terza gamba: un’area riformista, popolare, liberal-democratica e cattolico-sociale, che oggi appare sotto-rappresentata e, talvolta, quasi rimossa dal dibattito pubblico. È lo spazio politico di chi crede che uguaglianza significhi inclusione, ascensore sociale, lotta alle disuguaglianze fiscali e territoriali, ma anche rigore nelle regole e modernizzazione dello Stato. Non un nostalgico ritorno al passato, dunque, ma il tentativo di rimettere in circolo quella cultura politica che ha permesso all’Ulivo di parlare al ceto medio produttivo, al mondo delle professioni, all’associazionismo, al volontariato, alle energie migliori della società.
La presentazione di “Più Uno” diventa così l’occasione per aprire una riflessione più ampia: che cos’è, oggi, l’uguaglianza in un Paese attraversato da fratture profonde – tra Nord e Sud, garantiti e non, centro e periferie, generazioni diverse? Ruffini propone di superare le retoriche consolatorie e di lavorare su un’idea concreta di uguaglianza delle opportunità, nella scuola, nel fisco, nei servizi, nella possibilità effettiva di incidere sulla propria vita. Non è un caso che il titolo scelga la formula “più uno”: non l’illusione di un salto rivoluzionario immediato, ma il passo in avanti misurabile, la riforma che aggiunge un tassello di giustizia, la politica che si giudica sui risultati e non sugli slogan.
In questo quadro, la tappa di Galatina assume un valore strategico. Parlare di uguaglianza e rappresentanza nel Sud significa misurarsi con il laboratorio più esigente del Paese: qui le diseguaglianze non sono statistiche, ma esperienza quotidiana. Portare questo dibattito in un teatro di provincia vuol dire riconoscere che la “periferia” non è il luogo da raggiungere in campagna elettorale, ma il punto da cui ripensare il progetto del centrosinistra. Ed è significativo che Ruffini scelga di farlo dialogando con la società civile, con il mondo della cultura e dell’informazione locale, piuttosto che limitarsi ai tradizionali palcoscenici romani.
Per il campo progressista, la sfida è tutta qui: riuscire a rappresentare anche quell’elettorato riformista che oggi non si riconosce né nel linguaggio dei soli diritti civili, né nelle scorciatoie populiste, ma chiede serietà, credibilità, visione di lungo periodo. La candidatura di Ruffini alle primarie, qualora si concretizzasse, potrebbe dare voce proprio a questo pezzo di Paese, offrendo un baricentro politico oggi mancante: una forza che tenga insieme sviluppo e coesione, innovazione e tutela, merito e solidarietà.
Per queste ragioni, l’iniziativa di Galatina non è un appuntamento come gli altri. È un momento in cui la politica prova a tornare alla sua dimensione migliore: ascolto, elaborazione, discussione pubblica. Chi sceglierà di essere in sala, non assisterà solo alla presentazione di un libro, ma parteciperà a un pezzo del cantiere in cui potrebbe nascere il nuovo profilo del centrosinistra italiano. In tempi di sfiducia e disaffezione, non è poco.
Andrea Salvati



