Frammenti di armonia, polifonie di speranza: le “Tessere di Pace” dell’UCAI nella Basilica di Galatina
11 Ottobre 2026Dal 14 al 21 ottobre, la monumentale Basilica di Santa Caterina d’Alessandria in Galatina si trasforma nel palcoscenico di un dialogo artistico di intensità spirituale e culturale. Sotto le sue celebri volte affrescate troverà temporanea dimora “Tessere di Pace”, l’opera collettiva e itinerante concepita dai soci della sezione di Otranto dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani).
Istituita ufficialmente lo scorso 17 settembre nella cripta della Cattedrale di Otranto alla presenza dell’Arcivescovo S. E. Mons. Francesco Neri, segna l’inizio di un fervido laboratorio permanente in cui poeti, musicisti, pittori, scultori e operatori culturali si propongono di riscoprire l’arte come via privilegiata di incontro tra estetica, fede e tessuto sociale.
Dopo una prima esposizione nella stessa cripta idruntina, dal 17 settembre al 5 ottobre, e una successiva tappa a Santa Cesarea Terme in occasione della Conferenza Episcopale Pugliese, il progetto giunge nel cuore della città di Galatina mercoledì 14 ottobre alle ore 19:00 con la Celebrazione Eucaristica, a cui seguirà, alle 19:30, la presentazione ufficiale della sezione UCAI.
L’opera si configura come un dispositivo concettuale e visivo che omaggia apertamente lo storico mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto. Proprio come l’antico capolavoro teologico e iconografico di Pantaleone, “Tessere di Pace” ricompone la frammentarietà dell’esperienza contemporanea in un disegno unitario. Ogni artista coinvolto mantiene fermamente la propria cifra stilistica, eppure abdica all’individualismo per farsi “tassello” di un coro polifonico. Il risultato è un ordito sincretico in cui si fondono la pittura, la scultura, la grafica, il disegno e le tecniche miste, transitando con fluidità dalle istanze figurative tradizionali alle declinazioni più radicali dell’astratto, del concettuale, del surreale e dell’informale.
Al centro della ricerca estetica si colloca la necessità stringente di ricucire il passato con il presente, attualizzando la memoria dei Martiri di Otranto e il magistero di pace di San Francesco. In un’epoca segnata da una “distrazione estetica”, che anestetizza la capacità di godere della “bellezza espressa”, l’opera si inserisce come un catalizzatore di resistenza culturale. L’arte qui è un veicolo antropologico e teologico, capace di riscattare il bisogno innato di elevazione dell’uomo.
L’arte è – concludo con le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II – «…per sua natura, una sorta di appello al Mistero. Persino quando scruta le profondità più oscure dell’anima o gli aspetti più sconvolgenti del male, l’artista si fa in qualche modo voce dell’universale attesa di redenzione…».
Con “Tessere di Pace”, l’UCAI di Otranto dimostra che l’armonia non è un’utopia distante, ma una prassi comunitaria che gli artisti del territorio, uniti, possono plasticamente edificare.
Michele Marti


