“Galatina possiede delle grandi risorse, sta a noi saperle cogliere e sfruttare”

“Galatina possiede delle grandi risorse, sta a noi saperle cogliere e sfruttare”

24 Agosto 2021 0 Di Redazione

Il ruolo della politica oggi, il suo rapporto con i giovani, il suo futuro. Ne abbiamo parlato con Michele Scalese, 27 anni, galatinese. Ha svolto il suo percorso accademico laureandosi in Psicologia Clinica per poi studiare Psicodiagnostica e assessment psicologico. Appassionato di politica, ricopre l’incarico di segretario del circolo del Partito Democratico di
Noha. Queste le risposte alle nostre domande e gli importanti spunti di riflessione.

Da dove nasce questa passione per la politica?
“Diciamo che quando si accostano i due termini, ossia ‘passione’ e ‘politica’, non posso che pensare all’Azione Cattolica, nonostante sia apolitica per Statuto; però è da lì che ha avuto inizio tutto. Provengo orgogliosamente da questa scuola che mi ha formato in tutte le stagioni della mia vita, alla partecipazione attiva nel territorio e alla cura delle persone, soprattutto gli ultimi. Credo molto nella politica del servizio incondizionato ed è per questo poi che si è fatta passione: la politica che passa attraverso le persone che si incontrano, le loro storie, i loro problemi, per agevolarne la vita”.

Quando hai maturato questa scelta di impegnarti attivamente nella politica e nel tuo partito?
“Semplicemente quando mi sono reso conto che dalle parole bisognava passare ai fatti. Mi spiego meglio: fino a quando le idee rimangono tali e non trovano riscontro nella prassi, ci si trova a fare i conti con la propria coscienza, dal momento in cui esse rimangono sterili, oserei dire assopite. E sono rimaste assopite per molto tempo, un po’ per paura, un po’ per il fatto di non esserne all’altezza, ma soprattutto perché la società di oggi è vittima di un contesto che fa passare l’illecito per lecito proprio perché si è sempre fatto così. Ecco, nel momento in cui ho realizzato che occorre coraggio di cambiare, ho avuto bisogno di essere pragmatico, ed ecco l’attivismo. Ho scelto di farlo nel Partito Democratico perché penso che sia più vicino ai miei valori di solidarietà poiché è l’unico partito vicino agli ultimi e, benché se ne dica, continua a traghettare in prima persona il Paese, facendosi carico dei problemi della gente e contrastando ogni forma di disumanizzazione”.

Quali pensi che possano essere gli sviluppi del centrosinistra a livello nazionale e locale?
“Prima di rispondere a questa domanda occorre una premessa. La scissione del centrosinistra in tanti partiti è ormai una triste realtà. Non comprendo, tuttavia, l’euforia che si genera nel vivere questo passaggio doloroso che andrebbe affrontato con intelligenza e progettualità del futuro. Nel giro di pochi mesi siamo riusciti a bruciare la parte ancora viva del pensiero dei comunisti italiani. Da qui non ci resta che ripartire e penso che il segretario Enrico Letta possa fornire un grande contributo a questa ripartenza in termini di rinnovamento per una sacrosanta lotta contro tutte le rendite e le scissioni che hanno provocato lotte intestine, dimenticando gli ideali di sinistra, divenendo tutti più poveri a causa della divaricazione della sinistra italiana attorno a due poli: la costituzione di un ulteriore partito a sinistra, nato vecchio e un po’ ideologico e dall’altra parte un partito tendenzialmente personale, che inevitabilmente si sposterà al centro, raccogliendo i lasciti di Berlusconi. Fino ad ora abbiamo combattuto tra di noi su chi è più a sinistra, senza mai mettere in discussione noi stessi. Ecco, il prossimo sviluppo di ciò che siamo lo immagino proprio nel confronto in un campo libero e davvero democratico, dove le scelte si fanno insieme agli elettori e agli iscritti, un esempio sono le Agorà Democratiche indette dal Nazionale del PD e che prenderanno forma a breve. Vedo un centrosinistra unito, che entra assieme in campo. Auspico un’apertura al futuro con i piedi ben fondati nella tradizione migliore della sinistra, che ha l’obbligo di sfidare Renzi in positivo, di completarlo, di integrarlo, e ciò deve avere legittimamente l’ambizione di diventare una cultura maggioritaria nel PD. E per far questo occorre partire proprio dalla base, dai circoli locali, dalle persone che condividono con noi un simile progetto politico e con i quali occorre fare alleanza guadagnando sull’ampliamento di quella porzione di elettorato andata perduta a causa delle ultime scissioni. Da soli non si può andare lontano!”.

E quelli del centrodestra che negli ultimi anni sembra avanzare nei consensi. Galatina rispecchia questo andamento?
“Beh, penso che riguardo il centrodestra, il livello locale rispecchi a pieno ciò che si sta verificando a livello nazionale. Abbiamo uno scenario in cui molti auspicano un’unitarietà, investendo risorse per la creazione di un modello federale di partito che unisca i tre principali partiti di destra, ma su molti punti non riescono ancora a trovare un compromesso e ciò porta intrinsecamente ad un crescente consenso elettorale che a sua volta ha generato però un governo disgiunto soprattutto in opposizione. Galatina dal mio punto di vista rappresenta a pieno questo meccanismo: vi è unità e coalizione fino all’ultimo giorno di campagna elettorale, per poi scindersi in fazioni discordanti tra loro. Se guardiamo all’Assise Comunale ci rendiamo conto di quanto l’opposizione del centrodestra sia praticamente inesistente, inerme e incapace di dare uno scopo al loro mandato. Galatina possiede una destra disorganizzata, di cui gli esponenti transumano da fazione in fazione nell’attesa di un posto in cui farsi notare. È la politica delle ‘primedonne’, lontana da me, da noi e dal mio partito che si pone come obiettivo il servizio scevro da personalismi. Riguardo il consenso poi, è bene fare un discorso a parte. Non mi preoccupa il contesto locale, la nostra Città ha la capacità di discernere bene prima di votare e sa anche ponderare gli artefatti della destra locale, non entro quindi nel merito di questo. Il mio discorso guarda all’Italia. Se ci chiediamo il perché di una così alta percentuale di consenso, notiamo come la destra italiana non faccia altro che gettare fumo negli occhi degli elettori attraverso due tematiche che sono a cuore dei cittadini: ‘sicurezza’ e ‘immigrazione’, giocando molto sulle parole ‘tormentone’ del momento e generando soltanto paura nella popolazione per la propria incolumità fisica e per quella della propria famiglia, e si sa bene che se un padre o una madre ha paura per sé e per i propri figli, voterebbe anche il diavolo in cambio della tranquillità. Da qui il consenso. Una risposta sarebbe l’informazione calibrata e reale di quelle che sono davvero le conseguenze dell’immigrazione, soprattutto nell’era della digitalizzazione e quindi delle fake news”.

Quali sono le ragioni che spingono un gruppo di giovani e giovanissimi a partecipare a un progetto politico?
“Senza dubbio la voglia di cambiare le sorti del contesto in cui si abita, mettendo a disposizione le proprie idee per realizzare un paese sempre più a forma di giovane. Ribadisco quanto ho sempre pensato: le idee dei giovani sono sempre giuste e debbono essere sempre prese in considerazione. Una città in cui risiedono giovani pronti a mettersi al servizio, dando del proprio per gli altri, sarà una città che per definizione progredisce. E poi il fatto che noi giovani siamo sempre più mortificati nel vedere il nostro territorio così deturpato da una classe bigotta e tradizionalista. Per farla breve, un giovane partecipa ad un progetto per il coraggio di osare che per natura gli appartiene”.

Si parla spesso di giovani e del loro ruolo nella politica. Eppure nelle scelte dei partiti sono i più penalizzati. Cosa ne pensi?
“Dipende molto dai partiti nei quali investire una propria progettualità e dalla voglia di fare che il giovane ha. È vero che i giovani oggi appaiono distanti dalle logiche della res pubblica, ma quale gruppo, quale partito, fazione o persona ha chiesto loro il mondo che sognano, invitandoli a costruirlo assieme? Ecco perché dipende molto dal partito. Personalmente sono parte attiva di un partito che ha saputo ascoltare il mio progetto, ha sposato le mie idee e mi ha chiamato a guidarlo. Un partito è fatto di persone, e se esse posseggono un’apertura mentale così ampia da permettere il passaggio del testimone ad un giovane, accompagnandolo nei successi e nelle sconfitte della sua vita politica, è segno di quanto quel partito sia lungimirante poiché progetta un operato a lungo termine, proprio perché rende i giovani protagonisti. Se, invece, un partito rimane chiuso in se stesso, guardando soltanto agli stessi esponenti, non prenderà mai scelte che rendano il giovane parte attiva di quel sistema”.

I più giovani sembrano disinteressati e anche molto delusi dalla politica…
“E li capisco! Diciamo che se da un lato si spinge il giovane all’impegno politico, dall’altro l’etica dello stesso trattiene l’impulso alla corresponsabilità per non incorrere nel degrado morale dettato dai molteplici pregiudizi circa la classe politica odierna. Il risultato di questa spinta contraddittoria porta inesorabilmente a rifugiarsi nell’isola del privato e della microsocialità dei rapporti primari, manifestandosi attraverso la progressiva distanza psicologica tra individuo e sistema sociale d’appartenenza. Mi chiedo spesso allora che cosa abbia spinto ragazzi come me a farlo, nonostante siamo cresciuti con il sottofondo di una politica sinonimo di corruzione e ipocrisia: non esattamente ciò che un ragazzo sogna di fare. Occorrerebbe quindi trasmettere ai giovani quanto la politica sia determinante per la vita delle persone, occorre raccontare una politica delle tante azioni positive che vengono introdotte dai tantissimi amministratori e soprattutto dai più giovani. Sicuramente poi, le generazioni precedenti non hanno saputo cogliere l’importanza della formazione di quelle future, adagiandosi sugli allori del progresso, mentre sarebbe stato opportuno dare vita a delle scuole di politica che strutturassero la forma della mente e dell’anima”.

Come i giovani possono essere “proattivi”?
“Che bella domanda! Anzitutto acquisendo una concezione relativa del potere che consenta di superare sia l’idolatria di esso in senso generale, sia il suo rifiuto come espressione solo negativa della convivenza umana. La persona che si apre a questa accezione non ha timore di sporcarsi le mani in quanto agisce con il distacco che ne deriva dal considerarlo una necessità che può essere resa più prossima con un lavoro continuo di rinnovamento. E poi facendo esperienza della sconfitta e del fallimento e interpretandolo in un modo profondamente diverso da quello della cultura sociale dominante. L’accettazione della sconfitta, come dato insito in chi possiede il coraggio di assumere una piena responsabilità rispetto alla società in cui vive, è la scelta che esorcizza ogni persona che si confronta con il potere da cui nasce la responsabilità stessa. Assumere questa responsabilità sulla propria vita significa accettare di pagare il prezzo della sconfitta ma ampliando la propria proattività”.

Cosa diresti a quei giovani che sono lontani dalla politica per convincerli a diventare parte attiva dell’impegno civile?
“Allora, anzitutto non si tratta di fare un’opera di convincimento, ma di dare soprattutto testimonianza della bellezza di impegnarsi per gli altri. Per far questo occorre parlare il loro linguaggio, dicendo che il nostro Paese ha un urgente bisogno di loro. Li inviterei quindi ad accostarsi a noi in punta di piedi, facendo loro conoscere il mondo di chi sceglie con coraggio di vivere tra la gente. L’impegno profuso passa sempre dalla testimonianza della buona prassi e si misura dalla quantità di amore che si prova per il proprio territorio. Ecco, direi di innamorarsi perdutamente del luogo che abitano e di dare il loro contributo per renderlo quanto più possibile ricco di bellezza. Sono convinto che ogni giovane ha un dono che aspetta di essere messo a disposizione della collettività, sta a noi accogliere i loro doni che, posso assicurare, sono i più preziosi”.

Parlando sempre di giovani, come valuti l’attenzione della politica locale e nazionale verso la tua fascia d’età?
“Fortunatamente i dirigenti politici e gli Amministratori stanno prendendo coscienza di quanto sia importante il contributo e la partecipazione dei giovani alla vita della res pubblica. Lo dimostrano le tante iniziative patrocinate dalle varie Amministrazioni o le varie proposte avvallate dai partiti che spingono alla presa di coscienza, da parte degli under 30, che la politica è dei giovani e per i giovani. Il mio partito, ad esempio, ha proposto di estendere il voto ai sedicenni al fine di renderli protagonisti e fautori del loro futuro. A mio modesto parere, penso che sia più urgente la costituzione di scuole di politica che educhino alla civiltà e alla corresponsabilità. Ho paura che così facendo si rischi di malleare le coscienze dei più giovani per estendere l’elettorato a favore di quei partiti che fanno della discriminazione e della disumanizzazione i loro baluardi”.

Il tuo circolo cosa ha fatto e cosa intende fare per il prossimo futuro?
“Anzitutto mi preme sottolineare il fatto di essere un circolo che è in una fase di ripartenza e per questo abbiamo unito tutte le nostre forze per promuovere un progetto comune di buona politica al servizio delle persone. Puntiamo soprattutto sui giovani, li cerchiamo e proponiamo loro la nostra voglia di renderli protagonisti del nostro operato. Con loro poi, ci siamo posti l’obiettivo di guardare al territorio, rimboccarci le maniche ed essere prossimi alla nostra gente accogliendo richieste, promuovendo iniziative di formazione, luoghi in cui discutere e progettare insieme il futuro non soltanto del Partito Democratico ma di tutta la Città. Siamo orgogliosi di aver stretto una solida alleanza con il Circolo del Partito Democratico di Galatina e, con loro, aver posto rimedio, in seguito alle varie segnalazioni che abbiamo protocollato presso il Comune di Galatina, a diverse problematiche inerenti il nostro territorio, prima fra tutte il decoro urbano. Un altro obiettivo sarà quello di costruire ponti con le altre forze politiche vicine ai nostri ideali, unendo le forze per obiettivi comuni che ci stanno a cuore; creare alleanze con le associazioni presenti sul territorio, fornendo loro strumenti mediante i quali possano riporre in noi fiducia. Sono molto fortunato perché sento di avere l’affetto e la vicinanza di molti, soprattutto dei miei collaboratori, molti dei quali giovani e pronti a spendersi senza sosta ma sempre accompagnati dai veterani del circolo di Noha che fanno da spalla. Vorremmo che la nostra sede in piazza San Michele sia la casa di tutti coloro che credono nella democrazia, ascoltando le loro richieste e senza far mancar loro l’aiuto per quanto di nostra competenza. Siamo ripartiti da zero, ma piano piano abbiamo dato vita ad un progetto che affonda le sue radici nella storia e, con il rispetto che dobbiamo a chi ha investito del suo affinché quel circolo prendesse forma, abbiamo il dovere di continuare a tracciarla. Chi non conosce la nostra realtà, non può capire la gioia che si prova ad essere il punto di riferimento di tante donne e uomini che attraverso di noi si fanno sentire anche solo per segnalare un disagio nella loro strada. È l’attenzione al prossimo, a chi è senza voce ad essere la politica che ci piace fare e costruire insieme”.

Parliamo della nostra Città. Cosa sta facendo la politica locale per i più giovani?
“Questo è un tasto dolente: non vedo luce all’orizzonte se non qualche bando di gara per qualche singolo progetto finalizzato ai giovani, penso a Luoghi Comuni. Questa Amministrazione patrocina molti eventi, tra cui diversi sono organizzati dai giovani, ma non ho mai assistito a un’iniziativa di cui la stessa si è fatta promotrice; e questo mi dispiace perché come sempre millantano proposte, eventi e campagne di sensibilizzazione, ma rimane tutto de iure e mai de facto, rimanendo chiusi ed ancorati ad un modo di fare politica chiusa e per pochi, ormai oltrepassata da circa un ventennio. Altresì mi compiaccio che, nonostante tutto, abbiamo un consigliere di maggioranza davvero giovane con il quale mi complimento e verso il quale provo profonda stima, se non altro per il suo coraggio e per il suo servizio alla comunità”.

Invece, i giovani galatinesi si mettono in gioco? Se sì, le loro proposte sono sempre “monitorate” dalla vecchia politica?
“Noto con amarezza che molti di loro ancora non sono così privi da vincoli familiari tanto da mettersi in gioco, forse per paura o semplicemente per disinteresse. Tuttavia, con grande piacere di giovane fra i giovani, assisto a tante iniziative di giovani e giovanissimi per la nostra Città, iniziative queste che non solo sono proposte da loro ma abbracciano e trascinano dentro anche gli adulti. Qualche anno fa, ad esempio, ero parte attiva della Consulta Giovani del Comune di Galatina, conservo un bellissimo ricordo di quel periodo proprio per la ricca partecipazione di giovani che avevano voglia di mettersi in discussione per creare il ‘kalòs kai aghatòs’ a Galatina. A breve assisteremo inoltre a “Pragmatica. Piccolo Festival della buona politica”, esempio questo della bellezza di un evento organizzato da un mio coetaneo; o il servizio che offre la realtà galatinese di Legambiente, sotto la guida della presidente Bascià che con coraggio ha inaugurato il Muro del Coraggio, appunto. O come non citare la raccolta firme sull’eutanasia, promossa anch’essa da giovani. Come queste, ci sono tante altre belle esperienze di giovani galatinesi che offrono il loro servizio per il bene collettivo, senza un tornaconto personale e soprattutto staccati dalla vecchia politica campanilistica e statica. Galatina possiede delle grandi risorse, sta a noi saperle cogliere e sfruttare”.

Daniele G. Masciullo