In uscita due nuovi numeri della collana “La Quinta del Sordo” curata dal prof. Diego Simini
10 Maggio 2026Escono due nuovi numeri della collana “La Quinta del Sordo” curata dal prof. Diego Simini, ordinario di Letteratura spagnola del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università del Salento (editore Pensa Multimedia). Si tratta di due testi classici della letteratura spagnola, opere in versi tradotte per la prima volta in italiano.
Il primo numero, un’ampia selezione dell’opera poetica del Marchese di Santillana (1398-1458), è un’incursione in uno dei periodi meno noti della letteratura castigliana, trattandosi di una fase in cui le lettere ispaniche si dibattono tra la
scrittura secondo gli stilemi tradizionali, spesso influenzati da modelli arabi ed ebraici, e le nuove proposte provenienti soprattutto dall’Italia. Santillana (che si chiamava Íñigo López de Mendoza e fu creato marchese dal re di Castiglia nel 1443), uomo di lettere e d’azione, di alto lignaggio, disponeva di una cospicua biblioteca, tra cui primeggiavano Dante, Petrarca, Boccaccio, Cecco d’Ascoli e altri giganti della stagione umanistica italiana. Di questa frequentazione vi è notevole traccia nella scrittura di Santillana, di cui nel volume si riproducono la Commediola di Ponza, in cui interviene Boccaccio in persona e che già nel titolo riecheggia Dante; il Trionfetto d’amore, legato al modello dei Trionfi petrarcheschi; i 42 Sonetti alla maniera italiana, che anticipano l’acclimatazione del sonetto nella poesia spagnola ad opera di Garcilaso de la Vega e Juan Boscán nel Cinquecento. Completano il libro altre composizioni non italianeggianti, come una rara poesia in galego-portoghese, lingua in gran voga in Spagna nei secoli precedenti ma poco frequentata dai poeti del tempo di Santillana.
L’altra uscita della collana, che porta il numero 29, è un testo teatrale brillante di Tirso de Molina, La gelosa di sé stessa, composto secondo lo schema della Comedia nueva (un genere diffuso tra gli ultimi decenni del ‘500 e tutto il ‘600). Tirso de Molina (1579-1648), che nella vita era frate mercedario (ordine fondato nel XIII secolo da san Pietro Nolasco), dimostra in questa come in altre commedia una formidabile capacità di creazione di un intreccio apparentemente insolubile, pieno di momenti comici legati a equivoci dallo spiccato sapore teatrale. La protagonista riesce a controllare tutto l’andamento della pièce, giocato in effetti sull’insorgenza di un sentimento apparentemente impossibile: la gelosia per sé stessi. Tra mantelli, inganni, illusioni prospettiche, viuzze notturne di Madrid, il lettore (e l’eventuale spettatore) si lascia trascinare in un turbine da cui esce solo dopo il rapido e inatteso finale. Il testo, come altri a firma dello stesso autore, è scritto con un linguaggio leggero, ironico, pieno di doppi sensi e anche di neologismi. Come tutti i testi teatrali del Secolo d’Oro, è scritto in versi, ma con forme strofiche variabili. Simini, in questo caso, ha cercato di riprodurre anche la metrica e la prosodia della scrittura poetica di Tirso.
La collana “La Quinta del Sordo” ospita dal 2013 tesori delle letterature ispaniche di ogni epoca che non hanno avuto la giusta risonanza nella cultura italiana. Tra i vari titoli pubblicati si annoverano tra gli altri una rara pièce di Miguel de Unamuno (La Sfinge), diversi scritti del messicano Jorge Ibargüengoitia, tra i più ammirati autori di quel Paese, alcune uscite degli Episodios Nacionales di Benito Pérez Galdós (tra cui quello dedicato al regno di Amedeo I d’Aosta, re di Spagna per un breve periodo nel XIX secolo), un’antologia di opere teatrali di Florencio Sánchez, considerato il maggior drammaturgo del Rio della Plata, vari drammi di Pedro Calderón de la Barca e tanti altri “tesori nascosti”.
“Tradurre questi testi significa portare alla luce una stagione della letteratura spagnola che l’Italia conosce ancora troppo poco. Nel caso di Santillana, ci troviamo di fronte a un autore che guardava all’Italia con ammirazione profonda — a Dante, a Petrarca, a Boccaccio — e che ne fece linfa per una poesia tutta sua, castigliana nell’anima ma umanistica nello sguardo – spiega il prof. Diego Simini -. Con Tirso de Molina, invece, si entra in un teatro di pura invenzione: un meccanismo comico perfetto, scritto con una leggerezza che nasconde un’intelligenza teatrale straordinaria. La Quinta del Sordo nasce proprio per questo: per offrire ai lettori italiani opere che meritano di essere lette, e che fino ad oggi non avevano trovato la strada per arrivare loro”.



