La “misteriosa” chiesa dedicata alla Santissima Trinità nel centro storico di Galatina

La “misteriosa” chiesa dedicata alla Santissima Trinità nel centro storico di Galatina

10 Gennaio 2021 0 Di Redazione

Una delle chiese “misteriose” del centro storico di Galatina è senz’altro quella dedicata alla Santissima Trinità ma che in città viene conosciuta come la chiesa dei “Battenti”. La facciata sobria con profilo cuspidato presenta un unico portale centrale riccamente decorato. L’ingresso è inquadrato da due semicolonne scanalate e fregiate, impostate su basamenti aggettanti decorati con cavalli alati, draghi e motivi vegetali, e su un architrave arricchito da avvolgenti racemi che si dipartono simmetricamente da una sirena a doppia coda. In particolare, la maschera fogliata si collega al superamento della soglia che deve avvenire soltanto attraverso il raggiungimento di uno stadio di purezza interiore (ecco l’auto-flagellazione penitenziale dei confratelli). Nel rinascimento, l’aspetto della porta riacquista le caratteristiche di guardiano con accentuati caratteri dionisiaci perché ogni uomo deve superare il proprio caos prima di conquistare l’equilibrio.

Ma tornando all’esterno, la facciata asseconda l’andamento spezzato dell’architrave correndo sopra i capitelli ornati con foglie di acanto e mascheroni, l’iscrizione recante una parafrasi di un versetto biblico tratto dal Libro dei Proverbi e la data di fondazione. Interessante, al centro, la sirena bicaudata che è simbolo di femminilità e di fertilità. Nel cristianesimo rappresenta anche la duplicità della natura umana (bene-male, ragione-istinto).

S. Agostino disse: “La vita in questo mondo è come un mare in tempesta attraverso il quale dobbiamo guidare la nostra nave fino al porto. Se questo ci riesce, resistendo alle tentazioni delle Sirene, essa ci condurrà alla vita eterna”.

Ma potrebbe essere anche l’esoterica Abraxás. Secondo alcuni studiosi, la parola abracadabra deriverebbe da Abraxas e il nome si trova anche in manoscritti greci di carattere magico (alchemico-esoterico) e impresso su talismani come auspicio di potenza e invincibilità. Nella cosmologia gnostica, Abraxás è il nome del Dio altissimo, ovvero il Padre Ingenerato. Il nome si riteneva avesse un potere apotropaico, attribuito al valore numerico delle sue sette lettere che sommate, secondo la numerazione greca, davano il numero 365. Secondo lo gnostico Basilide, 365 era il numero uguale ai cieli di cui era costituito il mondo materiale.

Di grande interesse è la lunetta dal profilo semicircolare impostata sull’architrave, con testine alate che circondano la scultura della Madonna della Misericordia in atto di stendere i lembi del suo manto per proteggere i confratelli inginocchiati ai suoi piedi, mentre alle sue spalle due angeli reggicortina distendono il drappo e un angelo inginocchiato sulla destra regge un cartiglio. Completano il prospetto due cornici ai lati del portale e tre finestre rettangolari poste in alto.

L’interno ha un impianto longitudinale a navata unica terminante, oltre l’arco trionfale, nell’unica abside poligonale con volta a spicchi. Definiscono l’arredo della chiesa la macchina lignea dell’altare maggiore ora posta, per chi entra, sul lato destro della chiesa, con la statua della Vergine posta sempre a destra in una nicchia e un ciclo di tele raffiguranti episodi della vita di Maria.

Gli altari laterali, rispettivamente a sinistra e a destra dell’arco trionfale dedicati alla Crocifissione, con una tela donata dai confratelli nel 1633 e alla Santissima Trinità con un dipinto recante la singolare iconografia trinitaria in cui Dio Padre sorregge il Figlio Crocifisso.

Oggi, invece, possiamo vedere, entrando a sinistra, gli affreschi staccati per far godere degli affreschi più antichi posti nell’abside. Infine, il grande dipinto del soffitto raffigurante la Vergine Assunta in Cielo, realizzato da Agesilao Flora nel 1897 (lo stesso Flora farà qualcosa di simile molti anni dopo, nel 1915, per il controsoffitto della chiesa del Carmine sempre a Galatina).

Le tele della navata raffiguranti soggetti cristologici databili tra il XVII e il XVIII secolo, la cantoria lignea e l’organo in controfacciata riempiono lo spazio attuale. Il pavimento rifatto per l’occasione con annesso riscaldamento è in coccio pesto lucido e granigliato.

Interessante, nella sacrestia, in una piccola nicchia, una natività affrescata ed i leggendari ”Battenti” con cui il popolo da sempre indica la chiesa. Il nome deriva dagli strumenti, dei veri e propri flagelli, ancora oggi conservati in una teca, con cui i confratelli si autoflagellavano durante i riti pasquali.

Raimondo Rodia