Presentata a Galatina la quinta edizione di “Yeast Photo Festival”
9 Settembre 2026Intimi e politici, locali e globali, radicati nel passato ma in movimento nel presente. Se il cibo plasma chi siamo, definisce il nostro modo di stare al mondo, “A Matter of Taste”, tema della quinta edizione di Yeast Photo Festival, è appunto un atlante di storie e geografie che attraversano luoghi, culture e tempi diversi mettendo l’accento ancora una volta sulla funzione del cibo come elemento di costruzione dell’identità, ma anche di approccio all’altro e condivisione. Un tema caro a Yeast Photo Festival, rassegna organizzata nel Salento, dal 2022, dalle associazioni BESAFE e On The Move – sotto la direzione artistica di Edda Fahrenhorst, dei condirettori Veronica Nicolardi e Flavio & Frank Sabato – che fa perno appunto sul discorso di ciò della tavola come luogo di rappresentazione del presente, ma pure di tradizione, identità, conflitti e memoria.
Presentata stamattina a Galatina l’edizione 2026 del festival, che si terrà in città dall’11 settembre all’8 novembre prossimi, articolata tra diversi luoghi che sintetizzano al meglio la natura di una città capitale insieme di gusto e cultura, dunque perfetta per il Festival: l’ex Convento delle Clarisse in piazzetta Galluccio, l’Arco Andriani in via Umberto Lillo, Palazzo Di Mitri in via Umberto I 9, Palazzo Stefanelli in via San Mauro 10, Chiesa dell’Immacolata in piazza Alighieri, Pro Loco Galatina in via Umberto I 28. Luoghi di bellezza antica e universale dove andranno in scena le esposizioni di quest’edizione del Festival, ancora una volta portatore di valori profondamente legati ai territori di riferimento eppure universali, archetipici, come sottolineato dal consigliere comunale delegato alla Cultura Davide Miceli, in rappresentanza del sindaco Fabio Vergine: “La nostra città è felicissima di ospitare uno tra i festival culturali più importanti della Puglia, perché i suoi valori si incrociano con i nostri, perché questa è una città di bellezza”; “perché ciò che arriva agli occhi arriva dritto al cuore”, ha aggiunto la consigliera provinciale Laura Alemanno. E d’altronde “non si può prescindere dalla capacità di raccontarsi attraverso linguaggi contemporanei, dando ai turisti nuove ragioni per visitare la nostra città”, ha concluso Lorenza Pascali, presidente della Pro Loco di Galatina, portando i saluti del vicesindaco e assessore alla Cultura di Galatina Maria Grazia Anselmi.
E’ il caso ad esempio di “Gaza: Displacement, hunger, suffering”, collezione di immagini a cura del fotografo palestinese Saher Alghorra, vincitore del Premio Pulitzer 2026 nella categoria “Breaking news”, realizzata In collaborazione con Epson Germania e il festival fotografico “Horizonte Zingst”: bambini prigionieri tra sfollamento e fame, tuttavia capaci di preservare brandelli di quotidianità e speranza. L’identità costruita attraverso il tempo, la tavola e il carnevale è al centro anche di “Memories of Tender Bonds” della fotografa messicana Koral Carballo, che si avvale del supporto di Banca Popolare Pugliese,: immagini da Coyolillo, comunità afro-messicana del Veracruz abitata dai discendenti di schiavi neri dell’epoca coloniale che ogni anno organizzano un carnevale celebrare, nelle parole di uno di loro, “il fatto di venire dall’Africa e la gioia di essere liberi”.
E, ancora, la guerra vista dall’interno, nella sua perturbante normalità, in “5K from the Frontline”, autrici la fotoreporter britannico-svedese Anastasia Taylor-Lind e la scrittrice ucraina Alisa Sopova: un decennio di reportage nel Donbas, regione dell’Ucraina dove il conflitto con la Russia racconta un presente “abitato” da persone che cucinano, puliscono, mandano messaggi ai parenti, portano i bambini a dormire mentre i droni ronzano sui tetti. E poi il nutrimento come radice familiare e beffardo contrappasso in “Cibo” di Pier Costantini (Italia), il cui padre Guerino, cresciuto nel rispetto per la terra e per il cibo – e nonostante una serie di guai serissimi di salute – non ha mai smesso di cucinare, scrivere ricette sul suo diario, fare conserve, inventandosi persino un suo “brand”: Guerino Forever.
Il cibo come patto comunitario e come atto di riscoperta è invece alla base di “La Panarda” di Marco Zorzanello, racconto del rituale di Villavallelonga, nell’entroterra abruzzese, dove ogni 16 gennaio si celebra la festa di Sant’Antonio Abate con un banchetto che può superare le cinquanta portate, con la regola che nessuno resti solo o affamato quella notte. E poi cinque fotografi europei – Elena Heatherwick, Chris de Bode, Myrto Papadopoulos, Johann Clausen e Maria Contreras Coll – e sette Paesi affacciati sul Mediterraneo: “Foodprint Project”, progetto originale di Anemon Productions presentato e coprodotto per Yeast, in collaborazione con Fondazione AIRC, ad esplorare la dieta mediterranea come patrimonio culturale immateriale riconosciuto dall’UNESCO e a connettere Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Marocco, Cipro e Croazia attraverso fotografie che raccontano un modo di vivere antico e ancora vivo.
Il mare come spazio di lavoro, sopravvivenza e indipendenza, invece, per “Daughters of the Sea” della fotoreporter iraniana Forough Alaei, che ritrae le pescatrici dellʼisola di Hengam, nel Golfo Persico, mestiere a lungo ignorato dalle narrazioni ufficiali e ostacolato da restrizioni legali e aspettative sociali: un modo di vivere che rischia di scomparire, mentre il turismo avanza e le giovani generazioni lasciano lʼisola. Ed infine “The Last Generation” del fotografo e filmmaker americano Bob Miller, storie di formazione dei figli degli agricoltori costretti a scegliere se abbandonare un’eredità legata alle storiche fattorie Usa nel momento in cui, paradossalmente, Donald Trump rilancia una visione mitica dell’America rurale.
La quinta edizione di YPF ospita anche i vincitori della seconda edizione dell’Open Call for Curators, programma dedicato a curatori emergenti chiamati a sviluppare un progetto espositivo in dialogo con il tema della rassegna. Tra le candidature ricevute da tutta Europa la commissione del Festival ha selezionato due progetti: Laura Tota ha vinto presentando il lavoro di Davide Fecarotti “Pietre, pane e festa”, che trasforma il Festival in uno spazio di incontro e partecipazione sulle antiche tradizioni del pane siciliano combinando immagini, archivi etnografici, racconti orali e pratiche collettive. Giulia Tornesello è stata selezionata invece per “Custodi dell’Instabilità” di Camillo Pasquarelli, indagine fotografica dedicata ai luoghi della cultura gastronomica italiana e alle persone che ne custodiscono e ridefiniscono l’eredità. “Un modo per noi di offrire uno spazio concreto a nuove voci curatoriali e favorire la nascita di progetti capaci di dialogare con il territorio e con il pubblico”, spiegano la direttrice artistica Edda Fahrenhorst e i co-direttori Veronica Nicolardi e Flavio & Frank Sabato. “Entrambi i progetti utilizzano il cibo come strumento per attivare comunità, generare incontri e riflettere sul modo in cui costruiamo la nostra identità individuale e collettiva”.
L’edizione 2026 di YPF si avvale di partnership importanti: quella con “Fairtrade”, marchio di sostenibilità alla base di un grande movimento internazionale che promuove il rispetto dei diritti umani e ambientali nelle filiere globali, e AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro da tempo in prima linea nella lotta alle malattie oncologiche, cui andrà – nel periodo di svolgimento del Festival – un euro per ogni biglietto d’ingresso alle mostre (del costo di 12 euro in versione intera, con riduzioni riportate sul sito www.yeastphotofestival.it). Tra i partner culturali di YPF 2026 anche Sprech Group con Agorà Design.
IL PROGRAMMA DEI PRIMI TRE GIORNI DEL FESTIVAL
VENERDì 11 SETTEMBRE
Ore 18
Conferenza d’apertura presso la Chiesa di Santa Maria della Grazia
Piazza Alighieri
Ore 18.45
Tour inaugurale delle mostre del Festival
Centro storico di Galatina
SABATO 12 SETTEMBRE
Ore 19, piazza Galluccio
“A Matter of Survival. Cibo, Territori, Memoria e Futuro”, talk con i fotografi Koral Carballo e Bob Miller, il professor Pietro Santamaria, l’operatore umanitario Gennaro Giudetti e Max Casacci. Modera Giovanna D’Ascenzi, photo editor di Internazionale.
A seguire dalle 22 EARTHPHONIA, visual live set con Max Casacci
Per tutta la serata Mercatino della Terra d’Arneo di Slow Food Neretum
Street food locale, musica e convivialità
Ingresso libero e gratuito
DOMENICA 13 SETTEMBRE
Ore 19, piazza Galluccio
“A Matter of Health. Etica, Gusto e Futuro della Dieta Mediterranea”, talk con Paolo Pastore, direttore di Fairtrade Italia, lo chef Domingo Schingaro, Denise Caricato di Fondazione AIRC Puglia, il divulgatore gastronomico Alessio Cannata e la fotografa Myrto Papadopoulos. Moderato Lavinia Martini, giornalista di CiboToday.
A seguire, dalle 21.30, ELETTRO MASCARIMIRÌ Live Set
Per tutta la serata Mercatino della Terra d’Arneo di Slow Food Neretum
Street food locale, musica e convivialità
Ingresso libero e gratuito



