Questa sera verrà il bello!

Questa sera verrà il bello!

4 Maggio 2021 0 Di Redazione

Immagina di trovarti sulla ”Grande Duna” nel deserto del Sahara, a 450 chilometri sud-est da Marrakesh. Si staglia imperiosa con i suoi oltre 80 metri di altezza, pochi luoghi riempiono l’anima e il cuore. Essere in cima per ammirare il sole tramontare ad ovest e sparire tra le dune di sabbia è un’esperienza unica da vivere.

Ora immagina che non sei solo. Con te un gruppo di persone condivide questa esperienza estrema nel deserto. La sensazione che si prova di fronte a questo spettacolo della natura è quasi di impotenza.

Il silenzio ti avvolge, il vento soffia delicatamente tra i capelli e il sole riscalda non solo il corpo, ma anche l’anima. I tuoi compagni d’avventura gridano verso il sole che sparisce il loro nome, tu sei invece lì immobile, paralizzato dall’emozioni che sgorgano da dentro.

Il sole ormai sparisce all’orizzonte, tutti scendono e rimani lì con un ragazzo palestinese e Giuseppe Rutigliano, il protagonista di questa storia. Finalmente Benny (Benedetta) sblocca le emozioni quando la guida, in arabo e poi in inglese, gli dice che lei, mentre tutto intorno si ammanta di buio ed arriva la notte, che lei ha gli occhi di Leila ” li occhi della Notte“ ed è Leila il nome che grida verso ovest. Benny ha un numero che la contraddistingue da sempre, il numero 17, questo Giuseppe lo sa.

Per questo motivo, nel maggio del 2017, vivendo a Galatina, Giuseppe quella mattina incrocia lo sguardo di un cane randagio che da tempo stazionava sotto casa sua. Ma stavolta non è indifferente e guarda meglio questo batuffolo di pelo bianco con chiazze color miele. Lo segue preso da un insolita curiosità, sicuro che il cane gli deve rivelare un segreto.

Inizia così un capitolo di una storia lontana più di un secolo fa (1917  in cui le varie tessere del puzzle sono ancora da mettere insieme ma che si stanno allineando perfettamente.

Il cane, annusando tutti gli angoli, arriva in una corte nascosta del centro storico di Galatina. Giuseppe si guarda attorno per capire, legge una targhetta con su scritto ”Corte Santa Maria”. Al numero 17 della corte, attirato da una targhetta rossa, legge il nome Leila, capisce che Leila, il numero 17, Santa Maria, sono le tessere per ricomporre il puzzle, per rafforzare.

Accanto al numero 11 trova un adesivo degli ultrà della locale squadra di calcio, la Pro Italia Galatina, ed un anno a caratteri cubitali il ”1917” ed Ovest.

A questo punto ha bisogno di un aiuto e si rivolge ad un suo amico medico, Paolo Vantaggiato, che con la sua sensibilità gli spiega che non è casuale quello che sta accadendo, che ci sono delle forze, delle energie che stanno cercando di rivelare a lui una storia seppellita.

Scopre, ad esempio, che mettendo insieme Santa Maria 11, 1917 su di un motore di ricerca web si imbatte nella storia tremenda di una decimazione avvenuta il 16 luglio 1917 a Santa Maria la Longa.

Ora Giuseppe capisce che il cane è il suo spirito guida. Deve solo seguire il cane per capire. Così, a distanza di qualche giorno, il cane porta Giuseppe davanti al monumento ai caduti della prima guerra mondiale. Si ferma sotto il lato ovest. Giuseppe capisce che nell’elenco dei nomi si nasconde un segreto.

Il cane non è mai uscito fuori dal centro storico ma, come perfetta guida, porta Giuseppe sotto i portici di via Diaz. Anche questo riconduce al 1917 perché Armando Diaz diviene capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano proprio sul finire del 1917. Ma questo Giuseppe non lo sa. Fotografa il cane, i portici e, prima di andare via, alza gli occhi sull’insegna del negozio di articoli sportivi e legge Gabrieli Sport.

Giuseppe torna al monumento ai caduti della grande guerra e legge sul lato ovest ”Angelo Gabrieli“. Il cane porterà Giuseppe a scoprire altre stranezze come, ad esempio, uno scontrino fiscale stampato mesi prima nel comune di Rutigliano come il suo cognome. Rutigliano dista da Galatina 200 chilometri.

Aggiungiamo che Santa Maria la Longa, nel 1917, è protagonista della decimazione della Brigata Catanzaro, descritta tra l’altro lucidamente in un libro di memorie di Gabriele D’Annunzio presente alla fucilazione.

Sempre a Santa Maria, un altro grande poeta, Giuseppe Ungaretti, scrive la sua poesia più bella (è il 26 gennaio 1917) dal titolo “Mattina”, conosciuta meglio per i brevi versi ”M’Illumino d’Immenso“.

A questo punto raccontiamo cosa successe quel luglio del 1917. La rivolta della Brigata Catanzaro avvenuta a la Longa la notte fra il 15 e il 16 luglio 1917 poi conclusasi tragicamente con una fucilazione sommaria e una decimazione.

A raccontare finalmente i fatti Giulia Sattolo sotto forma di tesi universitaria con cui, nel 2006, consegue la laurea in Lettere. Lei è originaria proprio di Santa Maria la Longa.

La tesi diviene libro dal titolo ”Questa Sera verrà il Bello!“. La Brigata Catanzaro fu tra le più valorose della prima guerra mondiale e si meritò due medaglie, una d’oro e l’altra d’argento. Fu sempre in prima linea e sempre sacrificata.

Le licenze non venivano concesse da troppo tempo, le condizioni dell’esercito erano disumane e la vita di trincea era un vero e proprio Inferno in terra: un logoramento spietato della mente e del corpo. I fanti chiedevano solamente un periodo di riposo che, per un’altra volta, venne promesso e per l’ennesima volta non fu mantenuto.

Il motivo principale della rivolta fu questo. Si racconta che poco prima dell’inizio della sommossa i fanti, in paese, andavano dicendo: “Questa sera verrà il bello!”. Da qui il titolo del libro.

I fanti della Brigata Catanzaro che a Santa Maria la Longa persero la vita furono 28. Dopo molte ricerche si è concretizzato l’obiettivo di ridare un’identità ai fanti che vennero fucilati.

Per quasi un secolo ci sono stati solo corpi senza nome e nomi senza corpo. Grazie al racconto di Giulia Sattolo abbiamo i nomi, tre di questi dodici ad essere fucilati dagli stessi compagni erano salentini ed erano andati a morire per una patria arcigna e cattiva che chiedeva loro solo sacrifici.

Il loro nome va conosciuto e raccontata come monito la loro storia di martiri:

Angelo Gabrieli di Galatina
Toma Luigi di Maglie
Dimitri Nicola di Corigliano d’Otranto

I tre salentini fucilati erano tutti e tre classe 1881 ed avevano quindi 36 anni. A casa avevano lasciato mogli, figli e genitori che non vedranno più i loro volti e neanche una tomba su cui piangere.

Bisogna essere grati a queste persone perché prima che soldati sono stati esseri umani che si sono ribellati coraggiosamente a un sistema malato ed ingiusto.

Raimondo Rodia