Torna la “Festa Te Lu Mieru” e si brinda ai 51 anni dalla sua nascita

Torna la “Festa Te Lu Mieru” e si brinda ai 51 anni dalla sua nascita

4 Settembre 2026 Off Di Redazione

Da oggi e sino al 6 settembre, in piazza Duca d’Aosta a Carpignano Salentino, tre serate per la festa popolare più antica di Puglia. Nel 1974 il teatro è uscito dal teatro. È finito in mezzo a un paese. Eugenio Barba e gli attori dell’Odin Teatret arrivano dalla Danimarca senza uno spettacolo pronto. Portano solo una domanda: chi è un attore, quando non è sul palco?

La risposta la trovano per strada, nelle corti, incontrando una comunità che all’inizio li guarda con sospetto. Poi Barba ha un’idea folgorante: noi vi mostriamo chi siamo, voi ci mostrate chi siete. Niente biglietti, niente denaro di mezzo. Solo canti, danze, gesti, racconti, memorie scambiate tra attori e abitanti. Lo chiamano “baratto culturale”, ed è un’esperienza che finirà nei libri di storia del teatro.

Quando ai carpignanesi viene chiesto di ricreare una festa ormai scomparsa, alcuni giovani ripescano il ricordo di un’antica usanza: una volta, in paese, si distribuiva vino agli ospiti. Il paese prepara da mangiare, torna a cantare, a stare insieme. Per salutare gli ospiti danesi nasce così “lu Patrunu”, dal nome di un vecchio gioco di carte e bevute delle osterie, simile alla passatella romana. Doveva mostrare agli ospiti come si viveva davvero in un paese contadino. Funziona così bene che l’anno dopo, nel 1975, quell’esperimento diventa qualcosa di strutturato: nasce la Festa te lu Mieru, la prima e la più longeva tra le feste popolari salentine.

Ed è anche una novità importante per il Salento: la Festa te lu Mieru nasce come festa laica, svincolata dai tradizionali calendari delle feste patronali e religiose. Non è un dettaglio da poco. La cuccagna e la focara, che negli anni entreranno a far parte del suo programma, appartengono da sempre alla tradizione dei festeggiamenti religiosi dei paesi salentini. La Festa te lu Mieru le porta dentro uno spazio nuovo, insieme alla pizzica, ai giochi, al vino, ai prodotti della terra, alla musica e alla convivialità. È qui che sta la sua originalità: recuperare ciò che appartiene alla memoria contadina e, nello stesso tempo, reinventarlo, trasformando la tradizione in qualcosa di vivo, capace di parlare anche al presente.

Da lì in poi, la Festa diventa una sorta di officina permanente per la comunità, dove memoria e innovazione continuano a incontrarsi. Qui si torna a ballare la pizzica molto prima che altre manifestazioni la “riscoprissero”. Si recuperano giochi e usanze ma si inventano anche formule nuove: spettacoli improvvisati di dilettanti, giudicati dal pubblico in piazza, e iniziative che mettono insieme cultura, intrattenimento e valorizzazione dei prodotti locali. Da questo stesso terreno nascono altre esperienze, come il Cenacolo Artistico Carpignanese, la cui pinacoteca è oggi conservata nel municipio, e la Maratonina te lu Mieru. Una capacità di tenere insieme passato e futuro che diventa uno dei tratti distintivi della Festa, tanto che non è un caso che tante manifestazioni nate dopo, in giro per il Salento, abbiano preso ispirazione da qualcuna di queste intuizioni.

Il mondo contadino da cui tutto è partito, oggi, è quasi sparito. Le famiglie che coltivavano il proprio vigneto, che producevano da sole vino e conserve per l’inverno, si contano sempre meno. Ma qualcosa resiste ancora: l’orgoglio di essere salentini, un certo modo di intendere l’ospitalità, le piazze dove la gente si ferma ancora a parlare, un ritmo di vita che altrove si è perso per strada.

Ha ancora senso, oggi, la Festa te lu Mieru? Sì. Se serve a ricordare che si può vivere bene anche in un paese di 3.600 anime, senza tutti i servizi di una città, purché ci siano calore umano, senso di comunità, tempo da condividere con gli altri.

Quest’anno si celebra il 51° anno dalla nascita della Festa, dal 4 al 6 settembre in piazza Duca d’Aosta. Si parte venerdì col concerto di Alla Bua, poi il cabaret di “Stasera Ridiamoci Sud”, con Giampaolo Catalano, i Malfattori, Piero Ciakki e gli Scemifreddi, e infine il dj set di Lamar. Sabato tocca ai Briganti di Terra d’Otranto e alla serata “’90 per una notte” con Malè in tour. Domenica, gran finale: la Cuccagna te lu Mieru nel pomeriggio in piazza Madonna delle Grazie, poi l’Antonio Amato Ensemble, Taranta Project & Marmo, e a mezzanotte la Focara, verso Torre Colombaia. E ovviamente vino buono, prodotti enogastronomici locali: il cuore che non è mai cambiato.

C’è anche un capitolo nuovo, che guarda avanti più che indietro: la collaborazione con l’Università del Salento per recuperare i vitigni autoctoni, tanti dei quali abbandonati, con l’idea di piantare un vigneto sperimentale e, un giorno, produrre un vino da vendere col marchio “Festa te lu Mieru”.

Tutto questo esiste grazie a chi ci ha creduto negli anni: l’Amministrazione comunale, che nelle ultime quattro edizioni se n’è presa cura, la Regione Puglia, che l’ha sostenuta economicamente, le associazioni e i volontari che ci hanno messo la faccia. E resta un auspicio: che un giorno rinasca l’Associazione Festa te lu Mieru, sciolta da tempo, per dare a questa storia una continuità che vada oltre chi, di volta in volta, si prende la briga di organizzarla. Perché dopo 51 anni, la Festa non è solo qualcosa da festeggiare. È una storia da consegnare a chi viene dopo.

 

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