Come cambiano le città: uno studio della Confcommercio anche sulla Puglia

Come cambiano le città: uno studio della Confcommercio anche sulla Puglia

14 Marzo 2026 Off Di Redazione

Le nostre impressioni quotidiane sui cambiamenti continui delle vie e strade cittadine che frequentiamo, sono ora confermate da una ricerca dell’Ufficio studi di Confcommercio nazionale che ha rilevato come le trasformazioni del panorama commerciale abbiano contribuito a mutare l’assetto e anche la vita delle comunità.

Il periodo esaminato va dal 2012 al 2025 e in tredici anni sono scomparsi in Italia 156.000 negozi e attività ambulanti. Soprattutto al Nord, città come Belluno, Alessandria, Vercelli, Trieste, hanno perso un terzo dei loro punti vendita e anche al Sud non è andata troppo diversamente. Il tutto, secondo la Confcommercio nazionale, sulla spinta dell’ e-commerce che offre ormai l ‘11% delle merci e il 18 % dei servizi. Questo ha cambiato come dappertutto, anche in Italia, le abitudini della gente, ma ha trasformato le città con tanti negozi in meno. Si sono dimezzate, per esempio le edicole (-51%) ma sono diminuite le stazioni di servizio (-45%), i negozi di ferramenta (- 35%), a biglietto e calzature (-37%), il commercio ambulante (-30%). Il tutto a favore di B&b e altro genere di ricettività ,(184%) ,ristoranti, negozi di telefonia, farmacie. Si tratta di una vera e propria “emergenza urbana e serve un patto con i sindaci”, come ha sottolineato il Presidente Nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli, preoccupato anche dalle richieste della categoria che vede assottigliarsi le occasioni di lavoro e di reddito.

La situazione in Puglia non è dissimile. Anche nei paesi sono scomparse botteghe e negozi, e questo ha mutato completamente la situazione economica e urbanistica, contribuendo ad aumentare l’abbandono dei piccoli centri e a disegnare un diverso assetto urbanistico delle città, soprattutto di quelle – e in Puglia sono tante – che puntano sul turismo.

Per questo Maurizio Maglio, Presidente Confcommercio di Lecce, torna a chiedere un rapporto più stretto con le istituzioni locali per governare questa emergenza.

“Occorre riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano – sottolinea il Presidente Maglio – considerando le imprese commerciali come portatrici di valore civico; inoltre occorre interpretare le politiche di sviluppo economico e le decisioni urbanistiche costruendo una mappa delle polarità di prossimità; disciplinare l’offerta commerciale nelle aree sensibili, evitando, per quanto possibile, l’insediamento di merceologia “incongrue”; ed infine gestire attivamente i locali sfitti, per evitare di spegnere completamente le città, con conseguenze negative sulla sicurezza oltre che sulla vitalità di interi quartieri”.

Confcommercio Lecce si propone quindi come interlocutrice delle amministrazioni locali per aiutare le istituzioni a risolvere, una volta per tutte, questa importante questione che riguarda non solo i commercianti, ma tutte le comunità.

 

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