Da UniSalento un innovativo sistema per individuare le nanoplastiche nei cibi

Da UniSalento un innovativo sistema per individuare le nanoplastiche nei cibi

25 Maggio 2024 0 Di Redazione

Il gruppo di Chimica Analitica dell’Università del Salento, coordinato dal professor Cosimino Malitesta e con il contributo del professor Giuseppe De Benedetto e della dottoressa Silvia Fraissinet, in collaborazione con colleghi dell’Institute for Marine and Atmospheric Research dell’Università di Utrecht, ha messo a punto un metodo sensibile che ha permesso di determinare, per la prima volta, l’abbondanza (la quantità) di nanoplastiche presenti in alcuni organismi marini. Gli studiosi di Unisalento sono pionieri in questo settore in quanto si tratta del primo lavoro scientifico in cui viene effettuato uno studio sulla distribuzione dimensionale delle nanoplastiche in un tessuto organico.

Le microplastiche e le nanoplastiche, derivanti dalla frammentazione dei rifiuti plastici nelle condizioni ambientali più comuni, sono inquinanti, praticamente ubiquitari, non ancora sufficientemente considerati. Essi rappresentano certamente un pericolo per l’Uomo e l’Ambiente, ma la loro individuazione rappresenta una sfida ancora aperta, non solo perché sono necessarie strumentazioni che siano capaci di identificare particelle di così piccole dimensioni, ma anche perché esse devono essere distinte da altre particelle di analoghe dimensioni già presenti in natura (come, ad esempio, frammenti derivanti dall’erosione di materiale roccioso o dalla degradazione di organismi, ecc.).

Nei mitili destinati al consumo alimentare si è osservato non solo che tutti i campioni contenevano nanoplastiche, ma anche che la frazione da 20 a 200 nm fosse particolarmente abbondante. La composizione chimica delle nanoplastiche era per il 38% di PE, 28% polipropilene, il 17% PVC, 12% polistirene, 5% polibutadieni. Si tratta di un risultato che pone nuovo accento sulla necessità di controllo del ciclo di vita dei materiali plastici considerando che le nanoplastiche possono attraversare le barriere biologiche e potrebbero avere effetti sulla salute umana da sé o per gli inquinanti assorbiti di cui possono essere vettori.

I risultati completi dello studio sono stati pubblicati su Communications Earth & Environment, rivista della serie Nature, e sono disponibili per la libera consultazione (link).

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