Il CEDAD di UniSalento svela nuove scoperte del sito paleolitico Grotta Romanelli di Castro
12 Settembre 2026Il CEDAD, Centro di Fisica Applicata, Datazione e Diagnostica dell’Università del Salento, ha datato al radiocarbonio tre sepolture rinvenute nella Grotta Romanelli di Castro, uno dei siti simbolo del Paleolitico mediterraneo. Lo studio, pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences, rivela un riutilizzo della grotta a scopo funerario in epoca medievale, finora inedito.
La ricerca, condotta da un team interdisciplinare guidato dal professor Raffaele Sardella di Sapienza Università di Roma, responsabile degli scavi dal 2015, ha coinvolto per le analisi i ricercatori del CEDAD Lucio Calcagnile, che ne è direttore; Marisa D’Elia, Giorgio Carbone e Gianluca Quarta. Attraverso la spettrometria di massa con acceleratore (AMS) è stata effettuata per la prima volta la datazione diretta di resti scheletrici di tre individui – un adulto e due bambini – recuperati nella grotta nei primi del Novecento e conservati al Museo di Antropologia della Federico II di Napoli.
Le datazioni collocano l’adulto tra il 1302 e il 1411 d.C. e i due bambini rispettivamente tra il 1423-1455 e il 1435-1489: la conferma che la grotta, nota per la sua frequentazione preistorica, fu utilizzata anche in epoca medievale, in un periodo complesso della storia del Salento.
Per quali motivi questi tre individui vennero sepolti nella Grotta Romanelli? Ci furono altre deposizioni all’interno del sito? E quali indizi sulle comunità medievali del Salento rimangono impressi nella loro struttura ossea? Risposte più precise arriveranno dai prossimi studi specialistici volti a individuare segni di patologie, traumi o altri indicatori biologici. Oggi, tuttavia, la ricerca assegna a Grotta Romanelli un respiro storico decisamente più ampio: non più soltanto un sito chiave per la storia dell’uomo nel Mediterraneo preistorico, ma un luogo vissuto in modo continuativo lungo l’arco di millenni, con ancora tanti enigmi da sciogliere.
Per il professor Lucio Calcagnile, fondatore e direttore del CEDAD «questo studio rappresenta un esempio emblematico di come un’infrastruttura di ricerca di rilevanza internazionale come il CEDAD possa generare un impatto concreto sia sulla ricerca scientifica che sullo sviluppo e la valorizzazione del territorio su cui insiste. Mettere l’innovazione tecnologica al servizio della rilettura del nostro patrimonio archeologico, in un luogo iconico come la Grotta Romanelli di Castro, è una parte fondamentale della nostra missione».
Il professor Quarta, vicedirettore del Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio De Giorgi”, evidenzia come la pubblicazione rappresenti “il frutto di una proficua collaborazione in corso da molti anni tra l’Università del Salento, attraverso il CEDAD, e la Sapienza Università di Roma sulle datazioni dei campioni della Grotta Romanelli. Nel corso degli anni, le analisi radiometriche condotte presso i nostri laboratori hanno fornito un contributo essenziale per la ricostruzione della complessa stratigrafia della grotta e hanno portato alla realizzazione di importanti pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Questo risultato conferma quanto sia fondamentale applicare metodologie analitiche moderne allo studio dei reperti e delle collezioni storiche”.



