Il ruolo della politica oggi, il suo rapporto con i giovani, il suo futuro

Il ruolo della politica oggi, il suo rapporto con i giovani, il suo futuro

18 Agosto 2021 0 Di Redazione

Il ruolo della politica oggi, il suo rapporto con i giovani, il suo futuro. Ne abbiamo parlato con Edoardo Mauro, 25 anni, galatinese. Ha svolto il suo percorso accademico laureandosi in Economia aziendale per poi studiare Global Marketing and Management in Francia. Appassionato di politica, è uno degli organizzatori di “Pragmatica. Piccolo festival della buona politica”. Leggiamo le risposte alle nostre domande e gli importanti spunti di riflessione.

Credi molto nel dibattito politico?

“Certo, ci credo. Se si vuole garantire una vera ripartenza al paese serve una classe politica interessata e a disposizione dei cittadini. Fare una politica di servizio e nell’interesse della collettività. Dopo tutto quello che sta accadendo, mi riferisco alla pandemia e ai problemi legati all’economia e al lavoro, è necessario il dibattito pubblico. Per certi versi, però, il dibattito attuale non piace perché si sentono solo slogan (marketing politico!) e non idee e programmi. Manca una identità e delle opinioni”.

Come spiegheresti la politica ai giovani?

“Nel mio piccolo ho la fortuna di vivere questo mondo e mi piacerebbe che ci si mettesse in gioco per dire la propria opinione. Significa confrontarsi dopo aver studiato, letto, dialogato con gli altri. Ad un mio coetaneo direi di fare sentire la sua voce. Purtroppo, devo dire che la nostra generazione molto spesso si perde dietro cose inutili. Ma se ci troviamo di fronte a un futuro che non possiamo scegliere la responsabilità ricade anche su chi è più grande di noi”.

Non credi che valori, ideali ed idee che una volta identificavano i partiti oggi siano venuti meno?

“Il valore è un concetto molto personale. Sicuramente l’identità si è persa in questa società ibrida in cui viviamo. Non c’è visione del momento, non ci sono idee nei partiti. Esse si sono perse nel tempo e oggi ci si appella a slogan senza proposte di lungo periodo. Le idee non si possono più ricercare nei partiti ma nell’associazionismo, nella società civile, nelle piccole comunità dove si vive la politica giorno dopo giorno. Se si cerca un concetto simile a quello di partito è necessario cambiare impostazione e cercare in altri luoghi”.

Oggi chi si avvicina alla politica tende poi ad allontanarsi. E’ effettivamente così?

“Sì, purtroppo. Si è perduta l’idea di politica come missione e mi sono reso conto che c’è solo facciata, frasi fatte. Insomma, chi si avvicina alla politica ha molto da perdere e poco da guadagnare”.

I giovani galatinesi. Quale futuro? Cosa sta facendo la politica locale per loro?

“C’è un futuro sempre più incerto per i ragazzi della mia età. Per molti di loro vedo un futuro lontano da questa terra. Mi si spezza il cuore nel dire questo perché le possibilità di lavorare qui da noi ci sono. Con la giusta globalizzazione e con la tecnologia digitale non ci sono più barriere fisiche e territoriali ma serve la volontà di costruire progetti di lungo termine. Oggi non serve il ‘contentino’ ma rendere partecipe un ragazzo nelle decisioni e nella scelta delle linee programmatiche. Anche se non ho seguito da vicino la politica locale in quanto ho vissuto lontano da Galatina, penso ci siano dei progetti da realizzare ma non so se potranno andare in porto perché ci vuole predisposizione da parte dei mittenti a ricevere i giusti input”.

E i giovani, invece, cosa fanno per la politica locale? Si mettono in gioco con le loro idee o sono sempre sotto il diktat dei “soliti” noti della vecchia politica?

“La vecchia politica prolifera perché i giovani non sono presenti. Restano in piedi le vecchie abitudini. Non ci sono nuove proposte perché la politica non fa rientrare quelle idee nuove, differenti da quelle che ha già. Siamo comunque di fronte a un contesto generazionale che non dà input importanti soprattutto per quelle che sono le proposte. Sono molto autocritico con i ragazzi della mia età ma devo confermare che gli strumenti e l’impostazione culturale che ci sono stati dati non permettono di guardare al nuovo, piuttosto portano a cullarsi, a vivere nella tranquillità, senza voglia e bisogno di mettersi in gioco e di essere protagonisti del nostro futuro”.

Daniele G. Masciullo