“Il senso religioso in Terra Santa”: un momento di confronto, approfondimento e dialogo
15 Maggio 2026“Il senso religioso in Terra Santa. Uno sguardo antropologico su identità religiosa e questione israelo-palestinese”: questo il tema della importante due giorni che si apre a Lecce il 18 e 19 maggio prossimi, presso l’Auditorium Museo Castromediano, alle ore 10, promossa da Fondazione Quarta – De Matteis e UniSalento in sinergia con i Dipartimenti di Studi Umanisti e Scienze Umane e Sociali e il Centro Studi Medievali UniSalento.
Un ricchissimo appuntamento dedicato a quella che le religioni del Libro definiscono unanimamente “Terra Santa”, chiamando a raccolta studiose e studiosi impegnati da anni sul terreno della relazione tra culture, popoli e fedi in questa parte di mondo, perché una domanda possa risuonare con grande chiarezza: “che ruolo giocano le religioni che hanno attribuito a questa terra il dono della santità? Lavorano per una riappacificazione capace di affrontare e sciogliere i nodi di un conflitto che pare per molti versi insanabile o invece soffiano sul fuoco, alimentando e nutrendo l’inasprimento del contrasto e l’irrigidimento delle differenze?”.
L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Polo BiblioMuseale di Lecce con l’apporto della Rete Università Italiane per la Pace, e si avvale dei patrocini di Regione Puglia (in corso di formalizzazione) e Provincia di Lecce.
Strutturato in tre momenti, il programma dei lavori prevede una prima sessione orientata sul tema: “Bene e Male nel pensiero religioso e nella storia della Terra Santa”; un secondo momento dedicato a “Teologia e identità: incontro, sostituzione, resistenza”; una terza sessione con focus: “Promuovere l’incontro nella pratica di ogni giorno”.
“Abbiamo voluto fortemente questa iniziativa perché siamo convinti che quanto sta accadendo in terre apparentemente distanti da noi ci riguarda invece in prima persona e ci convoca, indipendentemente dai credo di ognuno e ognuna di noi – dicono gli organizzatori -. Basterebbe per questo uno sguardo attento alla carta geografica, per verificare come l’equidistanza del Salento da Kiev, Bruxelles e Gaza ci chieda un di più di consapevolezza, responsabilità, coinvolgimento, rispetto a quanto di estremamente drammatico e lacerante, omicida, è accaduto e continua ad accadere tra Israele, Palestina, Libano e le terre che chiamiamo Medio Oriente. Ecco la ragione profonda del nostro impegno e di questo momento così importante di approfondimento e dialogo. Un invito pressante a pensare la storia dei punti di contatto fra culture come forma di memoria collettiva e a richiamare l’importanza ineludibile, questa sì fondamentale, dell’empatia e del riconoscimento reciproco”.
D’altra parte è sufficiente scorrere titoli e temi degli interventi che si dipaneranno nei due giorni per cogliere appieno questa tensione e gli assi di un progetto che guarda lontano e non si ferma qui. Un parterre nutritissimo e di grande prestigio con interventi concentrati su un lavoro di scavo per scandagliare ragioni storiche, antropologiche, religiose e illuminare il ruolo della religione in quanto di devastante e lacerante accade o, viceversa, agendola per scardinare identità, fondamentalismi e ragioni che appaiono inscalfibili.


