Un appello a tutta la politica di Galatina: facciamo spazio ai giovani

Un appello a tutta la politica di Galatina: facciamo spazio ai giovani

16 Settembre 2026 Off Di Redazione

C’è un numero che dovrebbe preoccuparci più di molti altri.

Alle ultime elezioni regionali, a Galatina, ha votato meno della metà degli aventi diritto.

Non è soltanto un dato elettorale. È un segnale che riguarda la salute della nostra comunità, il rapporto tra cittadini e istituzioni, la fiducia nella politica e, soprattutto, il futuro della nostra città.

Perché se mettiamo insieme due fenomeni che spesso vengono osservati separatamente — l’inverno demografico e la crescita dell’astensionismo — il quadro diventa ancora più serio.

E riguarda innanzitutto i giovani.

Partiamo dai numeri.

Nel 2006, quando fu eletta sindaca Sandra Antonica, oggi ancora leader della coalizione di centrosinistra, gli aventi diritto al voto a Galatina erano 24.627 e votò il 77,76%.

Nel 2022 gli aventi diritto erano scesi a 23.700 e la partecipazione si era ridotta al 66,85%.

Ma c’è un altro dato, forse ancora più significativo.

Nel 2006, nel corpo elettorale di Galatina, c’erano 688 neoelettori tra i 18 e i 19 anni e 597 persone che entravano nella fascia dei 65-66 anni.

Nel 2022 i neoelettori erano diventati 489, mentre i nuovi elettori della fascia 65-66 anni erano saliti a 662.

In altre parole: meno giovani entrano nel corpo elettorale, mentre aumenta il peso relativo delle generazioni più anziane.

E questo non è un giudizio sugli anziani. È esattamente il contrario.

Una società equilibrata deve avere bisogno di tutte le generazioni. Deve ascoltare gli anziani, valorizzarne l’esperienza e, nello stesso tempo, garantire ai giovani lo spazio necessario per costruire il futuro.

Il problema nasce quando una generazione rischia di diventare sempre più numericamente marginale e, contemporaneamente, viene coinvolta sempre meno nella vita pubblica.

Perché allora le decisioni rischiano inevitabilmente di essere prese secondo una prospettiva sempre più anziana.

E qui arriviamo al dato che, personalmente, trovo più impressionante.

Quando avevo quattordici anni, a Galatina c’erano 517 ragazzi della mia età.

Oggi mia figlia, a quattordici anni, ne ha 334.

Non stiamo parlando di una previsione sul futuro.

Il futuro è già arrivato.

E allora la domanda è semplice: cosa dobbiamo ancora aspettare per considerare tutto questo un’emergenza?

Non credo che la risposta possa essere soltanto demografica. Non basta chiedersi come incentivare le nascite, come trattenere i giovani, come creare lavoro o come rendere più attrattiva la nostra città.

Dobbiamo anche chiederci come restituire ai giovani un ruolo nella comunità prima ancora che decidano se restarci.

Per questo rivolgo un appello a tutta la politica di Galatina.

Alla maggioranza e all’opposizione. Al centrosinistra e al centrodestra. Alle forze civiche e ai partiti. A chi governa oggi e a chi ambisce a governare domani.

Istituiamo subito una Consulta dei giovani di Galatina.

Non una commissione ornamentale. Non un luogo nel quale convocare i ragazzi una volta all’anno per raccontare loro quello che l’amministrazione ha già deciso.

Una consulta vera.

Dove possano confluire i rappresentanti degli studenti delle scuole, i giovani impegnati nell’associazionismo, nel volontariato, nella cultura, nello sport e nella politica. Un luogo aperto anche a chi non ha ancora trovato una propria collocazione e magari non sa nemmeno se la politica gli interessa.

Perché non dobbiamo limitarci a chiedere ai giovani di informarsi sulla politica.

Dobbiamo consentire loro di fare politica.

Fare politica significa assumersi responsabilità. Discutere. Mediare. Scegliere. Sbagliare. Costruire una proposta. Difenderla. Verificare se funziona.

Significa, soprattutto, scoprire che una propria idea può trasformarsi in un atto concreto.

Per questo una Consulta dei giovani avrebbe bisogno di strumenti veri: risorse, spazi, competenze, possibilità di formulare proposte e di indicare priorità.

Esistono già strumenti e risorse che possono essere utilizzati in questa direzione: dal 5 per mille alle politiche di cittadinanza attiva, dai progetti partecipativi alle risorse comunali destinate alle politiche giovanili.

Non serve inventare necessariamente nuovi contenitori.

Serve avere il coraggio di condividere una parte della responsabilità.

Immaginiamo, per esempio, che la Consulta possa individuare alcune priorità per la città e che il Consiglio comunale — maggioranza e opposizione insieme — si impegni a discuterle pubblicamente, verificandone fattibilità, costi e tempi.

E che alcune di quelle proposte diventino davvero atti amministrativi.

Non tutte, naturalmente. La politica deve continuare a decidere e ad assumersi le proprie responsabilità.

Ma i ragazzi devono poter vedere il percorso che porta da un’idea a una decisione pubblica.

Devono poter sperimentare la cittadinanza.

Perché la partecipazione non si insegna soltanto spiegandola.

Si impara praticandola.

E c’è un altro passaggio che considero fondamentale.

Se uno di quei ragazzi, dopo aver fatto questa esperienza, decidesse di candidarsi alle elezioni, nessuno dovrebbe guardarlo come un intruso, come qualcuno che deve aspettare il proprio turno.

Dovremmo essere noi adulti, tutti noi, ad aver costruito le condizioni perché quel passaggio generazionale sia possibile.

Le coalizioni esistenti dovrebbero avere il coraggio di accogliere, formare e sostenere adeguatamente le nuove generazioni.

Non per concedere loro una quota simbolica.

Ma perché una democrazia che non produce ricambio rischia, nel tempo, di perdere energia, idee e rappresentanza.

Non possiamo chiedere ai giovani di credere nelle istituzioni se le istituzioni non dimostrano di credere nei giovani.

E non possiamo lamentarci dell’astensionismo se non ci domandiamo anche quanto spazio reale abbiamo lasciato a chi dovrebbe diventare protagonista della comunità nei prossimi venti o trent’anni.

Questo appello non vuole essere contro qualcuno.

Non è contro gli anziani, che rappresentano una parte preziosa della nostra comunità.

Non è contro chi oggi fa politica e lo fa da anni.

È un appello a tutti.

Perché nessuna parte politica può pensare di risolvere da sola una questione che riguarda l’intera città.

E perché questa non è una battaglia elettorale.

È una battaglia per la continuità della nostra comunità.

Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che alcune cose non si fanno perché servono immediatamente a chi governa. Si fanno perché sono giuste e perché produrranno i loro effetti nel tempo.

Lo so: non è facile.

È molto più semplice amministrare il presente che costruire le condizioni per il futuro.

Ma una città non può limitarsi a fare soltanto le cose che servono oggi.

Deve avere la capacità di fare anche quelle che serviranno a chi verrà dopo di noi.

Galatina ha bisogno dei suoi giovani.

Ma, prima ancora, i giovani di Galatina hanno bisogno di sentire che Galatina ha bisogno di loro.

Se non riusciremo a trasmettere questo messaggio, l’inverno demografico rischierà di diventare anche un inverno della partecipazione.

E allora non ci troveremo soltanto con una città più anziana.

Ci troveremo con una città nella quale saranno sempre meno coloro che avranno voglia, possibilità e fiducia di immaginare il futuro.

Per questo rivolgo una proposta concreta a tutta la politica galatinese: facciamo della Consulta dei giovani uno dei primi atti condivisi di questa stagione politica.

Maggioranza e opposizione insieme.

Non per una fotografia.

Non per un comunicato.

Ma per consegnare ai ragazzi una parte, piccola ma reale, della responsabilità di costruire la città che verrà.

Perché il ricambio generazionale non si proclama.

Si costruisce.

E se vogliamo che Galatina abbia un futuro, dobbiamo cominciare a costruirlo insieme a chi quel futuro lo vivrà.

Andrea Salvati

 

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