Il giornalista e scrittore Federico Mello presenta in anteprima “Elogio della bocciatura”
28 Maggio 2026La bocciatura come caduta, ma anche come occasione per fermarsi, fare i conti con sé stessi e ripartire in modo diverso. Questa sera, alle ore 19:00, alle Officine Cantelmo di Lecce, per Nel Frattempo – Conversazioni sul futuro, il giornalista e scrittore Federico Mello presenta “Elogio della bocciatura. Perché la tua più grande caduta può diventare la tua più grande opportunità” (Edizioni Bit).
Partendo dalla propria esperienza personale — un “non ammesso” in terza superiore — l’autore racconta, senza retorica né moralismi, cosa accade quando una valutazione negativa sembra chiudere tutto. Attraverso le voci di studenti, insegnanti, dirigenti scolastici e psicologi, il volume invita a guardare il fallimento non come una sentenza definitiva, ma come un passaggio possibile di crescita, scoperta e cambiamento. E proprio da quella bocciatura, trasformata nel tempo in materia di riflessione e racconto, prende le mosse anche la giornata successiva. Venerdì 29 maggio, dalle 9:00 alle 11:00, nell’Aula SP5 dell’ex Sperimentale Tabacchi a Lecce, Mello sarà infatti protagonista di una lezione dell’insegnamento di Letteratura italiana contemporanea del Corso di Laurea in Scienza e Tecnica della Mediazione Linguistica dell’Università del Salento, tenuto dal docente Simone Giorgino. Il titolo dell’intervento, ispirato a un suo precedente libro, sarà “La mia educazione salentina”. Sempre venerdì 29 maggio, alle 19:00, lo scrittore presenterà nuovamente “Elogio della bocciatura” nella sede sociale del Caffè Letterario Neritonensis di Nardò, in dialogo con Andrea Cariglia.
Costruito come racconto autobiografico, saggio e lettera aperta, “Elogio della bocciatura” allarga lo sguardo anche al sistema educativo, mettendone in discussione automatismi, rigidità e responsabilità. “Un ragazzo bocciato è un ragazzo che non è stato visto da nessuno – scrive Federico Mello -. Le cause possono essere molte: situazioni familiari complicate, una scelta di indirizzo sbagliata, disturbi specifici dell’apprendimento non diagnosticati, ansia invalidante, fragilità rimaste invisibili. Per questo la responsabilità non può ricadere soltanto su chi siede tra i banchi, ma riguarda anche gli adulti e un’istituzione che, in molti aspetti, fatica a cambiare. «Le lezioni, le interrogazioni, perfino lo spazio scolastico e la disposizione dei banchi e delle cattedre non sono cambiate molto negli ultimi cento anni», osserva il giornalista, sottolineando anche il peso di una valutazione ancora fortemente centrata sui voti, pur esistendo possibili alternative.



