La politica può essere confronto duro e aspro, ma non può diventare odio permanente

La politica può essere confronto duro e aspro, ma non può diventare odio permanente

10 Giugno 2026 Off Di Redazione
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Da ormai quattro anni la nostra Città assiste a un progressivo deterioramento del confronto politico e civile ed è davvero molto triste scriverlo, non soltanto da esponente politico locale, ma soprattutto da giovane che continua a credere nel valore della partecipazione, del dialogo e del rispetto reciproco.

Ogni giorno leggiamo sui social offese deliranti, attacchi personali, scherno e aggressività nei confronti dell’opposizione e di chiunque osi esprimere un pensiero divergente rispetto a quello di una sorta di tifoseria organizzata che, soprattutto online, sembra aver sostituito il confronto democratico con la delegittimazione continua dell’avversario.

Mi riferisco in particolare agli attacchi costanti rivolti alla consigliera comunale e provinciale Loredana Tundo, vittima di vergognose offese che nulla hanno a che vedere con la politica, ma anche ai tanti cittadini ed esponenti politici che quotidianamente vengono derisi, provocati o insultati semplicemente per aver espresso una critica verso l’attuale amministrazione.

Ogni denuncia politica, ogni contraddittorio, ogni presa di posizione viene trasformata in occasione di attacco personale. Non si risponde nel merito dei problemi sollevati: si tenta invece di screditare le persone attraverso sarcasmo offensivo, insinuazioni, provocazioni e campagne denigratorie costruite spesso per raccogliere consenso facile e qualche like in più.

E colpisce soprattutto un aspetto: tutto questo avviene quasi esclusivamente dietro uno schermo dei social e mai nei luoghi reali del confronto pubblico e mai guardando negli occhi le persone che si offendono quotidianamente online. Una violenza codarda, spesso sistematica, alimentata dalla convinzione che il dissenso politico debba essere annientato e non discusso.

Ancora più grave è osservare come molti di questi atteggiamenti provengano da adulti e genitori che poi si scandalizzano davanti agli episodi di bullismo, odio e violenza giovanile. Ci si imbratta di rossetti rossi il 25 novembre, si partecipa ai cortei contro la violenza e contro il bullismo, salvo poi trasformarsi sui social nei primi diffusori di scherno e aggressività verbale. Sappiate che la violenza non nasce dal nulla. La violenza si apprende. Si eredita culturalmente.

I figli osservano gli adulti: il linguaggio che utilizzano, il modo in cui trattano chi la pensa diversamente, la capacità (o incapacità) di rispettare il dissenso. Se un ragazzo cresce vedendo genitori insultare sistematicamente avversari politici sui social, deridere persone o fomentare odio verbale, non ci si può poi stupire se quella stessa aggressività riemerge nei comportamenti delle nuove generazioni, perché esiste una dimensione transgenerazionale della violenza che nasce proprio dai modelli educativi e relazionali che gli adulti trasmettono ogni giorno.

Davanti a tutto questo colpisce anche il silenzio assordante dell’amministrazione comunale, che continua a non prendere posizione contro questo clima tossico, lasciando che il dibattito pubblico venga avvelenato quotidianamente da aggressività e odio personale.

La politica può essere confronto duro, anche aspro, ma non può diventare odio permanente, nè può trasformarsi in una tifoseria rabbiosa che vive di attacchi personali e umiliazioni pubbliche.

Difendere il diritto di una consigliera, di un cittadino o di un esponente politico a esprimere liberamente il proprio ruolo di opposizione significa difendere la qualità democratica dell’intera comunità.

Sappiate, che una Città si degrada quando l’insulto sostituisce il pensiero e quando gli adulti smettono di essere esempio, la violenza smette di essere un’eccezione e diventa cultura. E forse dovrebbe far riflettere e persino vergognare il fatto che oggi siano proprio alcuni giovani a dover richiamare gli adulti al rispetto, all’educazione e alla civiltà del confronto. Giovani che osservano certi comportamenti con amarezza e che non accettano che il dibattito pubblico venga ridotto a odio.

Michele Scalese

 

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