“La vertigine del desiderio”, uno spettacolo del Circo El Grito tra magia e meccanica celeste
19 Giugno 2026Una stella cadente si spegne in pochi istanti. E se potessimo rallentarla, per avere il tempo di capire cosa desideriamo davvero? Oggi e domani (ore 21:00) il terrazzo del Teatro Excelsior Carmelo Bene di Campi Salentina ospita il ritorno del Circo El Grito con “La vertigine del desiderio”, spettacolo tra circo, magia e meccanica celeste.
Dopo venticinque anni di ricerca nel circo contemporaneo, Giacomo Costantini firma, insieme a Violette Cortiles, il suo primo lavoro da solista: un viaggio poetico e visionario che intreccia musica, illusionismo, acrobazie e invenzioni sceniche. Tra magie sorprendenti, virtuosismi e momenti di intensa delicatezza, il pubblico viene accompagnato in una riflessione sul desiderio, sullo stupore e su ciò che rischiamo di perdere lungo il cammino. Questo doppio appuntamento, che inaugura la Roof Summer 2026 del Teatro Excelsior Carmelo Bene, rientra nel progetto Teatri del Nord Salento promosso da Factory Compagnia Transadriatica, in collaborazione con BlaBlaBla, con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Puglia, Puglia Culture, Trac – Teatri di residenza artistica contemporanea e i comuni di Novoli, Leverano, Campi Salentina, Guagnano, Trepuzzi e Brindisi. In attesa del programma completo, giovedì 25 giugno alle 19:00 (ingresso libero) si tornerà sul terrazzo, in collaborazione con Ama – Accademia Mediterranea dell’attore e Archivio Carmelo Bene, per la presentazione del libro Carmelo Bene. Antropologia di una Macchina attoriale di Piergiorgio Giacchè (Kurumuny edizioni). L’autore dialogherà con Stefano Cristante e Annalisa Presicce.
Il desiderio è un paradosso: nasce nella nostra intimità più profonda, ma si manifesta come una forza che non ci appartiene del tutto e che non possiamo governare. Non siamo noi a sceglierlo: è lui che ci attraversa, ci spinge fuori da noi, verso un altrove insieme meraviglioso e inquietante. Lo spettacolo segue la traiettoria di una stella cadente. Di solito abbiamo solo pochi istanti per affidarle un desiderio prima che la sua scia scompaia. “La vertigine del desiderio” abita proprio quell’attimo di luce e lo espande, trasformandolo in un tempo sospeso, un invito ad avvicinarsi ai propri desideri con rispetto e delicatezza, al riparo dalla fretta che accompagna le meteore e, troppo spesso, anche le nostre vite. In scena si alternano due personaggi, attraverso metamorfosi visive e trasformismi costruiti con ingegnose tecniche di illusionismo. Da una parte, un prestigiatore intrattiene il pubblico in una sorta di convegno-spettacolo dedicato alla filosofia del desiderio. Tra prestidigitazioni, toni da conferenziere e accenti da imbonitore, indaga il mito dell’autodeterminazione e invita a fare della ricerca del desiderio una personale legge etica. Ma il desiderio sfugge alla logica e alla grammatica della ragione: il linguaggio verbale, spesso, non basta. Dall’altra parte prende forma il mondo di Ernesto: uno spazio onirico, sottratto alle leggi della fisica, regno dell’inconscio, dell’assurdo e del non verbale. Qui il circo diventa la “terra straniera” che abita dentro di noi: un luogo metaforico in cui virtuosismo e rischio fisico raccontano ciò che le parole non riescono a dire. Ernesto è solo e vulnerabile. Non ha spettatori a cui rivolgersi, ma oggetti che trasforma in automi, nel goffo tentativo di esaudire i loro presunti desideri. Così un tavolo cammina: non per diventare vivo, ma per realizzare il suo desiderio di sgranchirsi un po’ le gambe.
Foto di copertina: Paolo Cudini



