Oltre l’infrastruttura e il capitale: al Sud manca ancora chi ci deve vivere e lavorare

Oltre l’infrastruttura e il capitale: al Sud manca ancora chi ci deve vivere e lavorare

2 Agosto 2026 Off Di Redazione

Il dibattito pubblico sul futuro del Mezzogiorno dopo la fine del Pnrr, e la proposta di puntare su infrastrutture e capitali per rendere strutturale la crescita di questi anni, colgono un punto reale: senza infrastrutture, capitali e una politica industriale continuativa, la spinta di questi anni rischia di restare un episodio e non diventare sviluppo. Ma i dati che l’Osservatorio Economico AFORISMA elabora ogni trimestre — raccolti nei Quaderni dell’Osservatorio, tra cui l’ultimo numero, lo Speciale Lavoro di maggio 2026 — raccontano che il problema del Mezzogiorno, e della Puglia in particolare, non si esaurisce nell’equazione infrastrutture-più-capitali.

C’è un pezzo mancante nel discorso pubblico, ed è quello su cui un osservatorio indipendente ha il dovere di richiamare l’attenzione, sulla base dei propri dati: la tenuta demografica, la qualità del lavoro e la solidità dei redditi delle famiglie. Per metterlo a fuoco conviene allargare lo sguardo, partendo dal contesto europeo e restringendolo progressivamente fino alla scala pugliese.

Uno sguardo dall’Europa

Il primo dato che l’Osservatorio richiama, elaborando le statistiche Eurostat riprese nello Speciale Lavoro, riguarda la posizione dell’Italia nel confronto continentale. Nell’ultimo anno il tasso di occupazione italiano è salito di 0,3 punti, toccando il 62,5%: si tratta però del valore più basso di tutta l’Unione Europea, inferiore di 8,5 punti rispetto alla media comunitaria (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Eurostat, Quaderno n.16).

Anche sul fronte dell’imprenditorialità giovanile l’Italia occupa una posizione mediana: nel 2025 l’Unione Europea contava 2,06 milioni di imprenditori tra i 20 e i 29 anni, e l’Italia si collocava quindicesima tra gli Stati membri con il 7,9%, sostanzialmente in linea con la media europea. Agli estremi della classifica si trovano la Slovacchia (12,2%) e l’Irlanda (5,1%) (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Eurostat, Quaderno n.16). È un quadro che colloca il caso italiano — e a maggior ragione quello pugliese — dentro una difficoltà occupazionale che l’Europa nel suo complesso non ha ancora risolto, ma che nel nostro Paese assume un’intensità superiore alla media.

L’Italia: un Paese che invecchia e produce meno

Scendendo alla scala nazionale, l’analisi demografica dell’Osservatorio mostra un’Italia che ha ribaltato la propria piramide in poco più di quarant’anni: nel 1982 i minori erano 14,9 milioni e gli ultrasessantacinquenni 7 milioni; oggi i giovani sono scesi a 8,7 milioni e gli anziani saliti a 13,7 milioni, con proiezioni che indicano 223 anziani ogni 100 giovani nel 2040. Parallelamente la popolazione in età lavorativa si restringe: dai 39,6 milioni del 2014 ai 37,8 milioni del 2025 (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Istat, Ricostruzione della popolazione residente). Lo squilibrio generazionale si legge anche nel mercato del lavoro: in un ventennio gli occupati tra i 15 e i 34 anni sono scesi da 7,3 a 5,2 milioni, mentre i lavoratori over 50 sono più che raddoppiati (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Istat, Quaderno n.16).

Sul piano occupazionale, tra il 2024 e il 2025 gli occupati italiani sono cresciuti di 97mila unità (+0,38%) e i disoccupati sono scesi di 88mila unità (-5,29%), ma il Pil è rimasto sostanzialmente fermo (+0,7% negli ultimi due anni): un segnale che l’aumento dell’occupazione non si traduce in crescita reale. La produttività per occupato è infatti calata del 2,5% nel 2023 e dello 0,9% nel 2024, e quella per ora lavorata dell’1,2% e dell’1,4% negli stessi anni (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Istat, Quaderno n.16). Sul fronte dei redditi, il reddito medio per contribuente italiano è di 25.125 euro (25.816 euro per dichiarazione di reddito complessivo), con il 34,2% dei contribuenti sotto i 15mila euro annui e il 6,1% sopra i 55mila (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze, Quaderno n.16). Anche sul fronte imprenditoriale il quadro nazionale è sbilanciato: la crescita delle imprese italiane (+32.709 unità, +0,56%) è trainata da costruzioni (+5.369, +0,67%) e servizi, mentre la manifattura arranca (+483 unità, +0,10%) e l’artigianato manifatturiero registra un saldo negativo (-289 unità) (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati InfoCamere — Movimprese, II trimestre 2026).

Il Mezzogiorno: la crescita c’è, ma resta fragile

Restringendo lo sguardo al Mezzogiorno, i redditi restano più bassi della media nazionale ma relativamente più solidi di quelli pugliesi: il reddito medio per contribuente è di 20.239 euro (20.855 euro per dichiarazione), con il 44,9% dei contribuenti sotto i 15mila euro e il 3,6% sopra i 55mila (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze, Quaderno n.16). Sul lavoro, il Mezzogiorno mostra nel 2025 un miglioramento: gli occupati crescono da 7.314mila a 7.348mila unità (+0,46%) e i disoccupati calano da 867mila a 813mila (-6,23%) (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Istat, Quaderno n.16). Anche le imprese dell’area Sud e Isole crescono più della media, con un saldo di 11.129 unità e un tasso del +0,56%, in accelerazione rispetto al +0,53% dello stesso trimestre 2025 (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati InfoCamere — Movimprese, II trimestre 2026).

La Puglia: demografia, lavoro e redditi allo specchio

È arrivati alla scala pugliese che i dati dell’Osservatorio mostrano come la regione si stacchi, in negativo, proprio dall’andamento del Mezzogiorno di cui fa parte.

Tra il 1982 e il 2023 la quota di minori pugliesi sul totale dei residenti è scesa dal 32,5% al 15,3%, con una proiezione tendenziale al 10,1% nel 2038; nello stesso periodo la quota di anziani è salita dal 9,9% al 22,5%, con proiezione al 28,0% nel 2038: in quarant’anni, in sostanza, i minori si sono dimezzati mentre gli anziani sono più che raddoppiati. Su una popolazione regionale di 3.874.166 residenti, l’Osservatorio rileva oggi 905.386 persone in età anziana (23,4%) a fronte di 571.560 minori (14,8%), mentre la popolazione in età lavorativa scende al 64,2% del totale (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Istat). Il dato più recente sulla provincia di Lecce è ancora più diretto: tra il 2019 e il 2025 i residenti sono passati da 786.408 a 763.778, con una perdita di 22.630 abitanti — come se in sei anni fosse scomparsa una città delle dimensioni di Copertino. Il territorio si sta inoltre spaccando in due velocità: crescono i comuni della fascia costiera e dei poli urbani (Lecce +789 abitanti, Cavallino +439, Porto Cesareo +210), mentre arretrano vistosamente i centri di media grandezza dell’entroterra (Gallipoli -1.487, Galatina -1.133, Maglie -771) (Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Istat, bilancio demografico comunale). Anche il contributo firmato per lo Speciale Lavoro da Ada Chirizzi, Segretaria Generale della Cisl di Lecce, richiama tra le questioni aperte per il territorio “inverno demografico, abbandono del territorio, calo della forza lavoro” (Quaderno dell’Osservatorio Economico AFORISMA n.16, “Speciale Lavoro”, maggio 2026).

 

Inversione della piramide demografica in Puglia 1982-2038

Figura 1 — In Puglia la quota di anziani ha superato quella dei minori: nel 1982 i minori erano il 32,5% dei residenti e gli anziani il 9,9%, nel 2023 le quote si sono quasi invertite e la proiezione al 2038 mostra un ulteriore aggravamento. Fonte: Elaborazione Osservatorio Economico AFORISMA su dati Istat.

Andrea Salvati

Aforisma

 

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