Ricorrenze e curiosità del 7 gennaio

Ricorrenze e curiosità del 7 gennaio

7 Gennaio 2021 0 Di Redazione

Il 7 gennaio di ogni anno è il mio onomastico, non lo festeggio, ma come molti fa piacere ricevere gli auguri, un pensiero riscalda, riempie il cuore e ringrazio chi si è ricordato di me, ma questo giorno raccoglie anche segreti e virtù. Nelle chiese cristiane ortodosse (dove si segue ancora il calendario giuliano), il 7 gennaio si celebra la Nascita di Gesù, a causa di una differenza di tredici giorni fra calendario gregoriano, in uso in occidente dal 1582, e il calendario giuliano precedente, ancora in uso in alcune chiese ortodosse. Di conseguenza, l’Epifania è celebrata il 19 gennaio. Oggi, 7 gennaio, si celebra anche la Festa del Tricolore, ufficialmente Giornata Nazionale della Bandiera, ricorrenza istituita con la legge n. 671 del 31 dicembre 1996 allo scopo di celebrare il bicentenario della nascita del tricolore italiano, avvenuta il 7 gennaio 1797.

Tempo fa, in un mio vecchio articolo, ho scoperto che a Galatina S. Raimondo Nonnato (31 agosto) e S. Raimondo di Penàfort (7 gennaio), che fa bella mostra di sé nella nicchia sopra il portale destro della chiesa matrice di Galatina, possono essere lo stesso santo, ma la stranezza che ho colto è quella che per i galatinesi rappresenta, ancora oggi, la Madonna della Mercede, “Misericordia” in italiano, introdotta dal vescovo Gabriele Adarso de Santader a Galatina (ordine a cui lui stesso apparteneva).

Incredibile, un vero tocco di magia per l’autore del testo: il collegamento che son riuscito a trovare tra S. Eulalia, che si festeggia il 12 febbraio, giorno della mia nascita, con l’onomastico S. Raimondo del 7 gennaio, un sottile filo che mi collega, fin dalla nascita avvenuta a Tuglie, con Galatina, la città in cui vivo.

Si racconta che il 1 agosto del 1218, festa di San Pietro in Vincoli, il fondatore dei Mercedari, Pietro Nolasco, ebbe una visione della Santissima Vergine, la quale si fece conoscere come la Mercede (Misericordia) e lo esortò a fondare un ordine religioso avente come fine principale quello di riscattare i cristiani finiti in schiavitù. In quel tempo la penisola iberica era dominata dai musulmani ed i pirati saraceni infestavano le coste del Mediterraneo, rapivano molte persone e le trasportavano come schiavi nel Nord Africa.

Pietro Nolasco spinse per la creazione dell’Ordine dei Mercedari, che fu fondato nella Cattedrale di Barcellona con l’appoggio del Re Giacomo il Conquistatore e il consenso di San Raimondo di Peñafort. Fondato nel 1218, si hanno testimonianze del suo nome da medaglie del secolo XIII. Nelle prime costituzioni dell’Ordine, nel 1272, lo stesso riceve già il titolo di Ordine della Vergine della Mercede per la Redenzione dei cristiani ridotti in schiavitù di Santa Eulalia di Barcellona. La Vergine è raffigurata in piedi, in grandi dimensioni, mentre allarga il proprio mantello per accogliervi, al di sotto, i fedeli inginocchiati. Si tratta di un retaggio dell’epoca medievale, detto della “protezione del mantello”, che le nobildonne altolocate potevano concedere a perseguitati e bisognosi d’aiuto. Ciò consisteva appunto nel dare loro un simbolico riparo sotto il proprio mantello considerato inviolabile.

L’iconografia ebbe un particolare successo presso le confraternite medievali e rinascimentali, tra cui soprattutto le confraternite della Misericordia. Anche dopo la Controriforma, il soggetto continuò a godere di un largo seguito per le sue evidenti connotazioni devozionali.

Uno dei più antichi affreschi sul tema della Madonna della Misericordia in Italia si ha a Firenze, nella Loggia del Bigallo. Celebre è la versione che tra il 1444 e il 1464 dipinse Piero della Francesca a Sansepolcro, il Polittico della Misericordia, oggetto di innumerevoli copie e citazioni.

Un’altra Madonna della Misericordia celebre venne dipinta da Domenico Ghirlandaio. Rimanendo a Galatina, quindi, a fare bella mostra di sé nella chiesa matrice non è S. Raimondo Nonnato ma S. Raimondo di Penàfort (7 gennaio). Una giornata speciale che regalerà ancora altre emozioni e farà vibrare l’anima.

Raimondo Rodia