“Sta strada” è il titolo del quinto lavoro discografico del trio pugliese La Cantiga de la Serena

“Sta strada” è il titolo del quinto lavoro discografico del trio pugliese La Cantiga de la Serena

16 Settembre 2026 Off Di Redazione

Un viaggio che unisce lingue e tradizioni, raccoglie preghiere, speranze, lettere, partenze, attese e ritorni: “Sta strada” è il quinto lavoro discografico del trio pugliese La Cantiga de la Serena, che da quasi vent’anni esplora e rielabora le musiche antiche e tradizionali del Mediterraneo. Prodotto da Radici Music Records, distribuito in Italia da Goodfellas, in Europa da I-DI GmbH e nei principali store online da Believe, questo nuovo album è forse il capitolo più intimo e raccolto del percorso dell’ensemble.

Dal 2008, Fabrizio Piepoli (canto, saz, tamburi a cornice), Giorgia Santoro (flauto, bansuri, low whistle, arpa celtica, sajat) e Adolfo La Volpe (oud, chitarra classica) lavorano sul recupero e sulla rilettura di repertori capaci di raccontare le molte anime del Mare Nostrum. Dopo “La Serena” (2016, Workin’ Label), “La Fortuna” (2019, Dodicilune), “La Mar” (2021, Dodicilune) e “La Novia” (2023, ZeroNoveNove), la ricerca prosegue muovendosi ancora una volta tra Occidente e Oriente, memoria e presente, tradizione e nuova scrittura.

Il titolo, in dialetto salentino, racchiude il senso di una ricerca che è diventata la cifra identitaria del progetto. Il disco intreccia canti, lingue e tradizioni differenti dando forma a una Madre universale: Vergine protettrice dei naviganti, voce che cura e consola, presenza capace di accompagnare chi parte e indicare la strada a chi cerca di tornare. Il confine tra Madre celeste e terrena si assottiglia fino quasi a scomparire: su questa strada ogni genitrice finisce per incontrare e rispecchiare tutte le altre. Nei dodici brani, cantati in ladino, arabo, greco, italiano, genovese e in diversi dialetti del Sud Italia, il trio è affiancato da alcuni ospiti d’eccezione. La line up accoglie Pino De Vittorio, tra i più autorevoli interpreti del repertorio musicale del Mezzogiorno; Michel Godard, musicista francese e tra i massimi virtuosi contemporanei del serpentone; e i salentini Roberto Chiga (percussioni e tamburello), Stefano Rielli (contrabbasso) e Vincenzo Grasso (clarinetto e clarinetto basso).

Il viaggio comincia con “Riturnella”, uno dei canti più intensi della tradizione calabrese, seguito da “Madonna de lu vinde”, brano in dialetto barese con testo e musica originali composti dal trio. “Na via di rose”, in lucano, porta la firma di Claudio De Vittorio. Ampio spazio è riservato al Salento, con “Sta strada”, che dà il titolo all’album, “Matonna te lu mare” di Giuseppe Marangio, “La Vergine Maria” e “Klafsete”, il pezzo che chiude il disco, cantato in griko, la lingua ancora tramandata nei comuni della Grecìa Salentina. Dalla tradizione italiana arriva anche il canto genovese “La bella növa”, mentre il repertorio sefardita è rappresentato da “Salgash madre”, una cantiga dall’andamento incalzante e ipnotico che accoglie anche alcune strofe in salentino, creando un ideale collegamento con il precedente lavoro. Completano la tracklist “Ime prezakias”, tradizionale rebetiko greco, “Sidi h’bibi” dell’algerino Salim Halali e lo strumentale “Tsarka” del compositore e oudista libanese Rabih Abou-Khalil.

Con “Sta strada”, La Cantiga de la Serena continua così a percorrere il Mediterraneo non come un confine geografico ma come un luogo sonoro condiviso: una trama di lingue, storie, partenze e ritorni nella quale tradizioni lontane possono riconoscersi, dialogare e diventare una sola voce.

 

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