Xylella: stretta su fondi PSR per rimboschimento e investimenti

Xylella: stretta su fondi PSR per rimboschimento e investimenti

30 Giugno 2021 0 Di Redazione

Serve una stretta sulle misure del PSR, quelle vecchie che procedono a singhiozzo e col contagocce, e quelle nuove per il rimboschimento delle aree colpite dalla Xylella a rischio desertificazione, gli investimenti e una accelerata al Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia perché sono ancora fermi al palo i 134 milioni di euro, a distanza di 15 mesi dalla pubblicazione del Decreto Interministeriale del 06/03/2020.

E’ quanto ha ribadito Coldiretti Puglia nel corso dell’incontro convocato dalla presidentessa del Consiglio regionale della Puglia, Loredana Capone, alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura, Donato Pentassuglia.

Coldiretti Puglia ha rimarcato attraverso la voce di Gianni Cantele che “non c’è più tempo di grovigli e scarica barile istituzionali tra Regione Puglia e Ministeri competenti. Il mondo agricolo pugliese è diviso geograficamente fra un’area già profondamente sfregiata dagli effetti di una fitopatia, nota in diverse aree del mondo per la sua implacabilità, e un territorio a nord dove gli agricoltori continuano la loro attività sperando di non dover fronteggiare questa lotta impari con un batterio per il quale non esiste una cura”.

E’ stato finanziato finora solo il 6% delle istanze di espianto e reimpianto, solo 521 domande e 23 progetti collettivi, per l’esiguità delle risorse pari a 40 milioni di euro a fronte di una richiesta complessiva per 216 milioni di euro, ha stigmatizzato Coldiretti Puglia. Serve una rimodulazione del Piano, valutando quali strumenti non abbiano assorbito tutti i fondi a disposizione e per quali ragioni. Anche la misura ‘Salva Frantoi’ va riattivata – ha aggiunto Coldiretti Puglia – perché dei 35 milioni di euro sono stati spesi solo 6 milioni di euro a causa dei requisiti di accesso e vanno rimessi a disposizione delle strutture dismesse, vendute all’estero, con oltre 100 frantoi che non riapriranno più i battenti a causa della grave crisi causata dalla Xylella.

“Lo scenario dopo 7 anni di disastro colposo, con il 40% della regione colpita dalla Xylella, richiede misure di estrema urgenza ed è auspicabile – ha ribadito Cantele – che la portata epocale del problema possa finalmente stimolare l’impegno comune dei Ministeri alle Politiche Agricole, all’Ambiente e ai Beni Culturali, di concerto con la Regione Puglia, per mettere riparo ai gravi danni ambientali, paesaggistici e socioeconomici a carico del Salento e dell’intera Puglia”.

Ancora ferme al palo anche le risorse per il contrasto all’insetto vettore da destinare agli enti pubblici,  e poi per la rimozione degli ulivi secchi, la ricerca, la diversificazione produttiva, con il fallimento delle misura per gli innesti degli ulivi monumentali che ha registrato l’adesione di sole 91 aziende agricole per la farrigonosità dell’intervento.

“E’ indispensabile liberalizzare i reimpianti – ha incalzato Cantele – con l’adeguata diversificazione colturale per una ricostruzione efficace dal punto di vista economico e paesaggistico, per non condannare nuovamente il Salento alla monocultura olivicola, con un intervento risolutivo del Ministero dei Beni Culturali, in collaborazione con la Regione Puglia, per le necessarie deroghe ai vincoli paesaggistici per l’espianto di ulivi ed il reimpianto di culture arboree diverse dai soli ulivi resistenti”.

Nel Salento gli agricoltori sono senza reddito da 7 anni, si contano milioni di ulivi secchi, i frantoi sono stati svenduti a pezzi in Grecia, Marocco e Tunisia, sono andati persi 5mila posti di lavoro nella filiera dell’olio extravergine di oliva, con un trend che rischia di diventare irreversibile – dice Coldiretti Puglia – se non si interviene con strumenti adeguati per affrontare dopo anni di tempo perduto inutilmente il ‘disastro colposo’ nel Salento.

“Continuare a pensare che la Xylella sia un problema solo dell’agricoltura – ha ribadito Gianni Cantele – è la dimostrazione della miopia di quanti ancora non prendono coscienza del danno arrecato dalla malattia a tutta l’economia, dall’agricoltura al turismo, fino agli investimenti per l’indotto commerciale e artigianale legato all’agroalimentare e alla ricettività, per cui serve un impegno corale di tutti che vada oltre la Puglia, perché la Xylella è un problema nazionale ed europeo.

Da quando è stata confermata la presenza della Xylella fastidiosa in Salento – aggiunge Coldiretti Puglia, in base alla elaborazione di dati Sian – la produzione di olio ha subito un trend negativo che rischia di diventare irreversibile, con il minimo storico di 3.979 tonnellate prodotte nell’ultima campagna 2019/2020 a Lecce, con una diminuzione dell’80%, mentre a Brindisi la produzione di olio è diminuita del 16% e del 4% in provincia di Taranto, oltre agli incalcolabili danni al paesaggio e al turismo in Puglia.

Il contagio della Xyella ha già provocato con 21 milioni di piante infette una strage di ulivi, lasciando un panorama spettrale e il danno del settore olivicolo è stato stimato per difetto in 1,6 miliardi di euro, con oltre 8mila chilometri quadrati di territorio colpito dalla fitopatologia pari al 40% del territorio regionale. La Xylella ha provocato effetti più disastrosi di un terremoto – conclude Coldiretti Puglia – con ripercussioni drammatiche di natura produttiva, ambientale, economica, lavorativa, con esigenze di contenimento, di ricostruzione, di sostegno che vanno affrontate in maniera strategica, univoca e di sistema, rendendo i procedimenti fluidi e fruibili.